Nel corso della mattinata odierna, nelle province di Parma e Reggio Emilia, i carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Venezia e del Gruppo carabinieri Forestale di Parma – con il supporto dei Comandi Provinciali dell’Arma territoriale competenti e del 7° Nucleo Elicotteri carabinieri di Forlì – stanno dando esecuzione ad una misura cautelare reale emessa dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna. L’indagine ha consentito di disarticolare una fitta rete dedita alla gestione abusiva ed al traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti metallici, ferrosi e non ferrosi, nonché di veicoli fuori uso. Nel registro degli indagati risultano iscritte 20 persone fisiche e 4 società, ritenute responsabili a vario titolo, in concorso tra loro, del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Il provvedimento è stato disposto su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo (D.D.A.A.), che ha coordinato le complesse e prolungate attività investigative condotte in stretta sinergia, tra il 2022 e il 2026, dal N.O.E. Carabinieri di Bologna e dal N.I.P.A.A.F. Carabinieri di Parma.
In particolare, secondo l’accusa, gli indagati, raccoglievano i rifiuti ferrosi presso piccole e medie imprese, officine meccaniche, cantieri edili e privati cittadini, impiegando autocarri solo in parte iscritti all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali o del tutto privi di autorizzazione per le specifiche categorie trasportate. I rifiuti così raccolti venivano sistematicamente conferiti presso quattro siti di stoccaggio abusivi. In tali aree, prive di pavimentazione impermeabilizzata e di sistemi idonei a impedire la percolazione di liquidi pericolosi (come gli oli esausti dei motori), i materiali venivano sottoposti ad operazioni di cernita, smontaggio, riduzione volumetrica e separazione in violazione della normativa in materia di trattamento dei rifiuti. Successivamente, al fine di reinserire i materiali nel circuito commerciale legale ed ostacolarne la reale tracciabilità (falsificando in specifici episodi i Formulari di Identificazione dei Rifiuti – F.I.R.), i componenti venivano trasferiti e venduti a quattro ditte di recupero compiacenti, nelle province di Parma e Reggio Emilia. Per i legali rappresentanti di queste ultime aziende è stato ipotizzato il concorso nel reato, avendo tratto un indebito vantaggio economico dall’acquisto di materiali trattati illecitamente. Soltanto nel 2023, sono stati documentati ben 500 trasporti abusivi di rifiuti in uscita dai siti non autorizzati, per un totale di oltre 650 tonnellate di materiali movimentati illecitamente. La commercializzazione abusiva ha fruttato un profitto illecito complessivo stimato in circa 300.000 euro (calcolato sulla base di un valore medio di 330 euro a tonnellata per il ferro e acciaio), a cui si aggiunge il drastico abbattimento dei costi aziendali derivante dalla totale inosservanza delle cautele imposte dalla normativa ambientale vigente.


