L’inchiesta della Dda di Brescia riguarda il presunto smaltimento illecito di digestato su terreni agricoli tra le province di Brescia e Bergamo. Quattro persone risultano indagate.
CHIARI (BS) – Un impianto per la produzione di biogas e le strutture aziendali collegate sono stati sottoposti a sequestro preventivo nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia.
Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Brescia su richiesta della Dda, è stato eseguito dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Brescia, con il coordinamento del Nipaaf e il supporto tecnico di Arpa Lombardia.
Al centro degli accertamenti vi è la gestione del digestato prodotto dall’impianto, ossia il materiale residuo derivante dal processo di produzione del biogas.
Secondo l’ipotesi investigativa, tra il 2022 e il 2024 sarebbero state gestite e successivamente distribuite sui terreni agricoli oltre 144mila tonnellate di materiale, in violazione delle prescrizioni ambientali applicabili.
Sotto esame il contenuto di azoto
Le indagini, avviate nel gennaio 2024, avrebbero evidenziato anomalie nel funzionamento del sistema destinato alla riduzione dell’azoto presente nel digestato.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tale impianto sarebbe rimasto inattivo per lunghi periodi. Le analisi avrebbero inoltre rilevato nel materiale una concentrazione di azoto sensibilmente superiore rispetto a quella dichiarata.
Il digestato sarebbe quindi stato impiegato come fertilizzante su diversi terreni agricoli, con un apporto di azoto che, secondo l’accusa, avrebbe superato ripetutamente i limiti previsti nelle aree classificate come vulnerabili ai nitrati.
La normativa stabilisce infatti specifiche soglie annuali per l’utilizzo dell’azoto di origine organica, con l’obiettivo di ridurre il rischio di contaminazione delle falde e delle acque superficiali.
Coinvolti terreni in otto Comuni
Gli accertamenti riguardano appezzamenti situati in otto Comuni delle province di Brescia e Bergamo.
Nel Bresciano sarebbero interessati i territori di Chiari, Coccaglio, Pontoglio, Cologne, Palazzolo sull’Oglio e Urago d’Oglio; nella Bergamasca, invece, quelli di Palosco e Mornico al Serio.
Quattro indagati e contestazioni ambientali
Sono quattro le persone coinvolte nell’inchiesta. Le ipotesi di reato formulate a vario titolo comprendono, secondo quanto reso noto, l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, lo smaltimento illecito, il falso in atto pubblico e l’impedimento delle attività di controllo.
Risulta coinvolta anche la società titolare dell’impianto, nell’ambito della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal decreto legislativo 231/2001.
Gli inquirenti ritengono inoltre che la gestione contestata avrebbe consentito una significativa riduzione dei costi ambientali sostenuti dall’azienda. Il presunto profitto derivante dalle condotte oggetto dell’indagine viene quantificato in oltre 800mila euro.
Il sequestro ha quindi anche la finalità di impedire la prosecuzione delle attività contestate e di preservare i beni ritenuti collegati al presunto vantaggio economico ottenuto.
Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nel corso del procedimento e valgono, in questa fase, le garanzie previste dal principio di presunzione di innocenza.
Fonte: Giornale di Brescia


