GOSPIĆ (CROAZIA) – Il caso dei rifiuti abbandonati illegalmente nell’area di Gospić torna al centro dell’attenzione internazionale.
Il Centro Studi Ecoreati aveva già dato notizia della vicenda il mese scorso, segnalando le indagini relative a un presunto traffico transfrontaliero di rifiuti e il possibile coinvolgimento di materiali provenienti anche dall’Italia.
Ora anche il Guardian dedica un ampio approfondimento alla situazione della cittadina croata, ricostruendo le dimensioni del fenomeno, le preoccupazioni ambientali e la mobilitazione della popolazione locale.
Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, tra il 2022 e il 2024 diversi siti del territorio sarebbero stati utilizzati per il deposito e l’abbandono illecito di rifiuti. In una delle aree maggiormente interessate sarebbero state accumulate e successivamente interrate circa 35mila tonnellate di materiali, parte dei quali classificati come pericolosi.
Rifiuti provenienti anche dall’Italia
La vicenda presenta una rilevante dimensione internazionale.
Nel febbraio 2025 le autorità croate hanno arrestato 13 persone sospettate di essere coinvolte in una rete attiva nella gestione e nello smaltimento illecito di rifiuti.
Come approfondisce il Guardian, gli investigatori ritengono che il gruppo possa aver organizzato l’importazione illegale in Croazia di rifiuti pericolosi provenienti da Italia, Slovenia e Germania.
L’attività avrebbe prodotto, secondo le stime investigative riportate dal quotidiano britannico, profitti superiori ai 4 milioni di euro.
Il sistema ipotizzato dagli inquirenti sarebbe basato sulla movimentazione di materiali formalmente destinati al recupero o al riciclo che, attraverso una gestione non conforme alla normativa, sarebbero invece stati smaltiti a costi notevolmente inferiori.
PFAS nelle acque e metalli nel terreno
L’approfondimento del Guardian richiama anche gli aspetti legati alla possibile contaminazione ambientale.
Un rapporto dell’Istituto croato di sanità pubblica avrebbe rilevato la presenza di PFAS nelle acque sotterranee prelevate in prossimità dei siti interessati.
Nel terreno sarebbero state inoltre riscontrate concentrazioni elevate di rame e piombo.
I PFAS sono sostanze chimiche caratterizzate da un’elevata persistenza nell’ambiente e sono spesso definite “forever chemicals” proprio per la loro difficoltà di degradazione.
Le autorità hanno assicurato che l’acqua destinata al consumo umano è sicura, ma tra i residenti rimangono forti preoccupazioni per le possibili conseguenze ambientali della presenza dei rifiuti.
I residenti documentavano i movimenti dei camion
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Guardian, per lungo tempo gli abitanti avrebbero osservato camion carichi di materiali raggiungere durante le ore notturne le aree industriali interessate.
Alcuni residenti avrebbero quindi iniziato a fotografare e filmare i mezzi, documentando i movimenti in entrata e in uscita dai siti.
Dopo gli arresti del febbraio 2025, la comunità locale sperava in una rapida rimozione dei materiali. A distanza di oltre un anno, tuttavia, una parte consistente dei rifiuti risultava ancora presente.
Da questa situazione è nato il movimento civico “Gospić is our home”, costituito con l’obiettivo di chiedere la bonifica delle aree e un intervento più deciso delle istituzioni.
La protesta arriva fino a Zagabria
La mobilitazione ha progressivamente assunto una dimensione nazionale.
Nel settembre 2026 migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione nella capitale croata per chiedere la rimozione dei rifiuti e la bonifica dei siti interessati.
Il movimento chiede inoltre che le principali aree coinvolte dall’abbandono illecito di rifiuti vengano inserite in una specifica strategia nazionale di risanamento ambientale.
Il governo croato avrebbe nel frattempo avviato procedure pubbliche finalizzate alla rimozione, al recupero o allo smaltimento dei materiali presenti nei siti.
Un caso simbolo dei traffici transfrontalieri
L’attenzione dedicata ora dal Guardian alla vicenda conferma la rilevanza internazionale di un caso che il Centro Studi Ecoreati aveva già portato all’attenzione dei propri lettori.
La possibile provenienza dei rifiuti da più Paesi europei, compresa l’Italia, evidenzia ancora una volta la natura transnazionale dei traffici illeciti e la necessità di rafforzare i controlli lungo l’intera filiera delle spedizioni di rifiuti.
Gli accertamenti giudiziari dovranno chiarire definitivamente provenienza, composizione e destinazione dei materiali, nonché le responsabilità dei soggetti coinvolti.
Fonte di approfondimento: The Guardian, 25 settembre 2026.


