Novara è all’88° posto tra le province d’Italia per numero di reati ambientali denunciati (62) e riscontrati (77). Il dato emerge dal dossier ecomafie di Legambiente, con statistiche del 2025 e fornite da tutte le forze dell’ordine di terra e capitanerie di porto. Nonostante la posizione in fondo alla classifica, però, il quadro delle statistiche dimostra che nel Novarese ci sono stati più fatti accertati che denunce sporte. È un chiaro segnale che nel territorio il fenomeno dell’ecomafia esiste e non si deve mai sottovalutarlo, né abbassare la guardia.
Il caso più recente
Lo dimostra la recente operazione «Terre pulite» del 23 luglio di quest’anno, nata da un’indagine condotta tra Novara e il Vco dalla procura di Torino tra il 2023 e il 2025 e che coinvolge persone che sarebbero riconducibili alle ‘ndrine Morabito-Palamara-Bruzzaniti e Iamonte. L’inchiesta portò a otto ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di quattro società e di un ampio terreno a Paruzzaro divenuto discarica abusiva e in cui sarebbe state interrati 12 mila tonnellate di inerti e 500 tonnellate di terra contaminata da idrocarburi e sostanze provenienti da altri cantieri.
Sui 35.735 reati accertati su scala nazionale, 77 si sono consumati in tutta la provincia, con 62 persone denunciate e 14 sequestri eseguiti. Ed è proprio il traffico e lo smaltimento di rifiuti a pesare di più, con ben 60 di quei 77 reati segnalati. Le persone denunciate per questo specifico contesto sono 50, mentre otto sono i sequestri. Nel ranking piemontese, Novara si piazza al quinto posto: dietro di lei soltanto Vercelli, Biella e il Vco.
Nei traffici legati al cemento e all’abusivismo edilizio, invece, il Novarese è il fanalino di coda della regione con «appena» otto reati riscontrati e sette persone denunciate. Ultimo anche per i reati contro la fauna, che riguardano principalmente lo sfruttamento di animali selvatici e domestici: «solo» sette casi accertati e tre persone denunciate.
C’è infine un solo incendio doloso nel 2025. Non risulta nulla di recente alla voce «Agromafia», come per tutte le altre province d’Italia, perché «il conteggio non contempla la filiera agroalimentare» specifica Legambiente.


