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Export di rifiuti plastici, l’Ue non chiude alla Turchia nonostante i rischi ambientali

La Turchia resta il principale sbocco OCSE per i rifiuti plastici esportati dall’Unione europea, nonostante la Commissione europea abbia rilevato diverse criticità nella gestione dei flussi in ingresso, dalla carenza di dati alla difficoltà di verificare l’effettiva applicazione delle norme ambientali.

A ricostruire il quadro è Luigi Palumbo in un approfondimento pubblicato il 21 settembre 2026 su Ricicla News, dedicato al primo assessment della Commissione europea sulla sostenibilità delle esportazioni di rifiuti plastici verso i Paesi OCSE.

Secondo i dati richiamati nell’articolo, nel 2025 l’Unione europea ha esportato verso Paesi terzi circa 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Di queste, 730 mila tonnellate sono state destinate a Paesi OCSE e circa 510 mila tonnellate alla sola Turchia. Ankara ha quindi assorbito circa il 36% dell’intero export europeo extra-Ue e quasi il 70% delle spedizioni dirette verso economie OCSE. Regno Unito e Svizzera seguono a distanza, rispettivamente con 107 mila e 83 mila tonnellate.

Il dato più significativo riguarda però l’evoluzione del fenomeno nel medio periodo. Nel 2015 le esportazioni europee di rifiuti plastici verso la Turchia si fermavano a 17.889 tonnellate; nel 2025 hanno raggiunto 511.672 tonnellate. Nell’arco di dieci anni, dunque, i flussi sono cresciuti di circa il 2.760%. La svolta viene collegata soprattutto alla decisione della Cina, dal 2018, di limitare drasticamente l’importazione di rifiuti plastici, determinando una redistribuzione delle rotte internazionali.

La Commissione riconosce che negli ultimi anni la Turchia ha rafforzato il proprio quadro normativo e amministrativo. Attualmente possono essere importate soltanto determinate frazioni plastiche, con una contaminazione massima dell’1%. Gli operatori devono inoltre essere titolari di impianti di riciclo autorizzati e, dal 2022, ogni impianto può importare rifiuti plastici entro un limite pari al 50% della propria capacità annuale certificata. Le quantità vengono distribuite attraverso quote trimestrali e sono previste sanzioni in caso di violazione delle regole.

Le maggiori incertezze riguardano però l’effettiva applicazione di queste disposizioni. La Commissione segnala infatti una disponibilità limitata di informazioni pubbliche sulla produzione, raccolta, trattamento e destinazione finale dei rifiuti plastici generati in Turchia. Le stime indicano una produzione domestica compresa fra 3,3 e 3,9 milioni di tonnellate annue, ma mancano dati sufficientemente dettagliati per stabilire con precisione quanta parte venga riciclata, incenerita, conferita in discarica o dispersa nell’ambiente. Alcuni stakeholder consultati da Bruxelles stimano che il riciclo effettivo dei rifiuti plastici domestici possa attestarsi attorno al 10%.

A questo si aggiunge il problema della capacità complessiva del sistema di trattamento. Nel 2025 la Turchia ha importato quasi 700 mila tonnellate di rifiuti plastici dall’estero, mentre l’industria nazionale della plastica ha raggiunto una produzione di circa 10 milioni di tonnellate. Il materiale importato viene spesso considerato più conveniente dagli operatori perché già selezionato, meno contaminato e più semplice da trasformare. Questo meccanismo può però ridurre l’incentivo a migliorare raccolta e selezione dei rifiuti plastici prodotti internamente.

L’assessment europeo richiama inoltre diversi studi che negli anni hanno documentato abbandoni, incendi, combustioni all’aperto e gestione irregolare dei residui plastici, in particolare nell’area di Adana, uno dei principali poli del riciclo del Paese. Tra le criticità segnalate figurano la gestione delle frazioni non riciclabili presenti nei carichi importati, come film contaminati, etichette, materiali estranei e scarti generati durante i processi di trattamento. Sono stati inoltre documentati episodi di contaminazione del suolo e delle acque.

Sul fronte dei controlli, nel 2024 le autorità turche hanno effettuato oltre 63 mila ispezioni ambientali, applicando 7.448 sanzioni amministrative. Di queste, 950 hanno riguardato il settore dei rifiuti. Tuttavia, secondo la valutazione riportata da Ricicla News, i dati disponibili non consentono di stabilire quante sanzioni abbiano interessato specificamente i rifiuti plastici, né permettono di verificare in modo sistematico l’efficacia dei controlli sugli impianti destinatari.

La Commissione europea, pur riconoscendo la presenza di criticità e danni ambientali documentati, non ha quindi ritenuto di disporre di elementi sufficienti per concludere che la Turchia gestisca i rifiuti plastici provenienti dall’Unione in modo non ambientalmente corretto. Allo stesso tempo, Bruxelles ha rilevato lacune informative e dubbi sull’effettiva capacità di trattamento, sull’enforcement delle regole, sulla gestione degli scarti residui e sull’impatto delle importazioni sul sistema nazionale turco. Una nuova valutazione è prevista entro la fine del 2028.

Il quadro potrebbe cambiare ulteriormente nei prossimi mesi. Dal 21 maggio 2026 tutte le esportazioni europee di rifiuti plastici verso Paesi terzi, Turchia compresa, sono già soggette a procedura di notifica e consenso preventivi. Dal maggio 2027 gli esportatori dovranno inoltre dimostrare, attraverso audit indipendenti, che gli impianti di destinazione operino secondo criteri di gestione ambientalmente corretta.

Il passaggio più rilevante arriverà però dal 21 novembre 2026, quando entrerà in vigore il divieto di esportare rifiuti plastici dell’Ue verso Paesi non OCSE. Nel 2025 circa la metà dell’export europeo di plastiche era ancora diretta verso economie non OCSE. Tra le principali destinazioni figuravano Malaysia, con 276 mila tonnellate, Indonesia, con 215 mila, e Vietnam, con 137 mila. Complessivamente, questi tre Paesi hanno ricevuto circa 628 mila tonnellate di rifiuti plastici europei.

La stessa Commissione ha riconosciuto che il divieto verso i Paesi non OCSE potrebbe determinare una deviazione di una parte di questi flussi verso Stati appartenenti all’OCSE. In questo scenario, il ruolo della Turchia potrebbe diventare ancora più rilevante nella nuova geografia europea dell’export dei rifiuti plastici, soprattutto mentre l’industria del riciclo europea attraversa una fase di difficoltà competitiva.

Per il contrasto agli ecoreati e ai traffici illeciti di rifiuti, il punto centrale resta la capacità di garantire che l’aumento dei flussi transfrontalieri sia accompagnato da controlli verificabili sulla destinazione finale dei materiali, sulla capacità reale degli impianti e sulla corretta gestione delle frazioni non recuperabili.

Fonte: Luigi Palumbo, Ricicla News, “Rifiuti di plastica, in Turchia ‘danni ambientali’ ma l’Ue non chiuderà l’export”, 21 settembre 2026.

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