Si apre in una nuova scheda
Scopri il nostro progetto che raccoglie inchieste e mappa il traffico dei rifiuti
Vai al sito
Scopri il nostro progetto che raccoglie inchieste e mappa il traffico dei rifiuti
Vai al sito

Rifiuti nei parchi, la Dda di Bari chiude le indagini dell’operazione “Erebus”

Ecoballe di gomma e plastica abbandonate tra i pascoli del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, capannoni dismessi trasformati in discariche a Molfetta e nel Foggiano, carichi di rifiuti dati alle fiamme nelle campagne di Candela. 

È il quadro che emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari dell’operazione “Erebus”, notificato nelle scorse settimane dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a 27 persone fisiche e 10 società. L’atto, firmato dai sostituti procuratori Domenico Minardi e Marco d’Agostino, è il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio e chiude formalmente un’indagine che a giugno aveva già portato all’esecuzione di 19 misure cautelari tra Puglia, Campania e Lazio, condotta dai Carabinieri del Noe di Bari.

L’accusa: una filiera organizzata per lo smaltimento abusivo

Il capo d’imputazione principale contesta a tutti gli indagati, in concorso, il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, cui si aggiungono oltre 120 contravvenzioni ambientali contestate a vario titolo. Secondo la ricostruzione della Procura, la filiera avrebbe gestito abusivamente – tra ricezione, trasporto e smaltimento – un quantitativo stimato in 3.571 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, cui andrebbe aggiunto l’ulteriore volume movimentato tra il luglio 2023 e il giugno 2024. 

Si tratterebbe prevalentemente di scarti di selezione e cernita, gomme e plastiche non più recuperabili come materia, organizzati in carichi ed ecoballe e smaltiti definitivamente su suoli delle province di Foggia, Bari, Bat, Roma e Frosinone. L’ingiusto profitto complessivo è stato quantificato dagli inquirenti in 2.380.266,88 euro, tra compensi percepiti e costi di gestione risparmiati.

I ruoli: conferitori, trasportatori, intermediari e basisti

L’impianto accusatorio descrive una divisione dei compiti articolata. Al vertice della catena, per la Procura, ci sarebbero stati gli imprenditori titolari degli impianti di trattamento – dislocati soprattutto tra Campania e Lazio – che invece di avviare i rifiuti alle corrette procedure di recupero avrebbero attribuito loro codici Eer “di comodo”, consegnandoli a soggetti privi di qualsiasi autorizzazione. A fare da cerniera, secondo l’accusa, un gruppo di intermediari, mentre il trasporto e lo sversamento sarebbero stati eseguiti con mezzi fittiziamente intestati a società di comodo e con formulari falsificati, così da eludere i controlli. 

Il ruolo dei basisti

Nel sistema avrebbero operato anche “basisti” incaricati di individuare i siti dove scaricare: generalmente capannoni artigianali in evidente stato di abbandono, raggiunti il più delle volte in orari serali e notturni, con tanto di staffette e vedette per sfuggire alle forze dell’ordine. Due degli indagati, all’epoca dei fatti, avrebbero svolto questo ruolo pur essendo detenuti, approfittando delle autorizzazioni al lavoro esterno concesse dalla Casa Circondariale di Foggia.

I luoghi: dall’Alta Murgia alle Dune Costiere

L’elenco degli episodi contestati, che coprono il periodo dal settembre 2022 al giugno 2024, disegna una mappa dello sversamento sistematico. Nel territorio barese e della Bat spiccano gli scarichi diretti sul suolo in località Coste Cirillo, a Minervino Murge, dentro il perimetro del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, e i ripetuti conferimenti in un capannone in disuso in località Torre Pettine, a Molfetta. Un episodio riguarda anche la zona industriale di Bari, in via Tommaso Columbo. 

Ai margini del quadro pugliese figurano poi Foggia, Cerignola, Ascoli Satriano, Trinitapoli, Candela e persino il Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere a Ostuni, mentre altri carichi sarebbero finiti nel Lazio, tra Cassino, Anagni, Ferentino, Frosinone e la periferia romana di Ponte di Nona. In almeno un caso, contestano i pm, i rifiuti abbandonati sarebbero stati successivamente dati alle fiamme.

Le società coinvolte

Accanto alle persone fisiche, l’avviso chiama in causa dieci società ai sensi della responsabilità amministrativa degli enti: per ciascuna la Procura ha quantificato il risparmio conseguito dalla gestione abusiva, dai circa 20mila euro della Ricicla Campania fino ai quasi 588mila euro contestati alla Ambiente & Metalli.


Articolo pubblicato da Bari today

Newsletter

Il Centro Studi Ecoreati è parte della Fondazione Santa Chiara.
Portiamo avanti ricerche, inchieste, analisi, proposte sul fenomeno dei reati ambientali e la criminalità legata ad essi.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITA’ CON LA NEWSLETTER