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Le nuove rotte dei rifiuti nei Balcani, inchiesta sul caso Montenegro

di Tijana Lekić

La situazione attuale è peggiore rispetto a dieci anni fa, quando sono iniziati i negoziati con l’Unione Europea

Oggi, nel Paese che nel 1992 si è autoproclamato “Stato ecologico”, si contano oltre 300 discariche abusive sparse su tutto il territorio, mentre i centri per la raccolta differenziata – appena 13 in totale – restano quasi vuoti.

Secondo il CIN-CG , nel 2022 è stato riciclato meno dello 0,5% dei rifiuti urbani, mentre le direttive europee impongono di raggiungere il 50% entro il 2030. Il basso livello di consapevolezza sull’importanza del riciclaggio è dimostrato anche dal fatto che la situazione attuale è peggiore rispetto a dieci anni fa, quando sono iniziati i negoziati con l’Unione Europea (UE), in cui la gestione dei rifiuti rappresenta uno dei temi centrali.

A Podgorica, pratiche pericolose come la combustione di pneumatici per estrarre il metallo continuano quotidianamente, rilasciando diossine cancerogene. Ogni anno si perdono migliaia di euro perché carta, plastica e PET finiscono in discarica invece di essere riciclati – solo dalla plastica si potrebbero ricavare circa 700 mila euro all’anno.

Rifiuti pericolosi e confini fragili

Il Montenegro non dispone di una discarica per i rifiuti pericolosi: gran parte viene esportata o stoccata in attesa di smaltimento. Secondo i dati dell’ufficio statistico del Montenegro (Monstat), nel 2023 il paese ha prodotto oltre 312.000 tonnellate tonnellate di rifiuti pericolosi, per il 99% provenienti dai settori industriali.

La città di Pljevlja, nel nord del paese, è purtroppo diventata nota anche per l’incidente avvenuto nel giugno 2025, quando sostanze pericolose provenienti dalla discarica della miniera di piombo e zinco di Šuplja stijena sono penetrate nel fiume Ćehotina, che attraversa il Montenegro e confluisce in Bosnia ed Erzegovina, presso Foča, nella Drina. La fuoriuscita è avvenuta a causa di una voragine nel deposito minerario, attraverso la quale i rifiuti tossici hanno raggiunto le falde sotterranee, contaminando successivamente i fiume.

Nell’ultima inchiesta pubblicata dal CIN-CG  ci siamo occupati di questo fenomeno, documentando come anni di controlli insufficienti e gestione carente della miniera abbiano contribuito all’inquinamento fluviale. L’articolo ha denunciato che, nonostante l’incidente, il governo del Montenegro ha rinnovato la concessione alla compagnia mineraria per altri 20 anni senza imporre misure preventive o di risanamento, esponendo il territorio e i fiumi a ulteriori rischi. La cattiva gestione dei rifiuti pericolosi non aumenta solo i pericoli locali, ma favorisce anche la proliferazione oltre i confini, aprendo la strada a smaltimenti irregolari e al contrabbando di materiali tossici.

La malagestione dei rifiuti in Montenegro provoca il trasferimento dei rifiuti oltre i confini. Non solo vengono devastate le risorse naturali locali, inquinando fiumi, laghi, sorgenti e terreni agricoli, ma tramite gli stessi ecosistemi l’inquinamento raggiunge anche paesi vicini, come la Bosnia-Erzegovina.

Nel Parco Naturale “Rijeka Zeta”, tra i territori di Podgorica e Danilovgrad, si trovano numerose discariche abusive con pneumatici, rifiuti edili, resti di cibo, carcasse di animali e altri materiali. La più grande, estesa per circa un chilometro quadrato, rappresenta una seria minaccia per l’ambiente e la salute pubblica. 

Le inondazioni stagionali contribuiscono alla dispersione dei rifiuti, che contaminano suolo e falde acquifere con metalli pesanti e sostanze tossiche.

Un’inchiesta del Centro per il Giornalismo Investigativo del Montenegro (CIN-CG) ha rivelato che la gestione dei rifiuti nel parco è ostacolata da conflitti di competenza tra la Polizia Comunale di Podgorica e l’Ispettorato Ecologico. Quest’ultimo interviene solo per i rifiuti pericolosi, mentre la polizia sostiene che, per legge, la competenza spetti interamente all’Ispettorato nelle aree protette.

Inoltre, la legge sul trattamento dei rifiuti non copre i terreni privati: l’azienda pubblica “Čistoća” non è tenuta a raccogliere i rifiuti se non su richiesta dei proprietari. Le sanzioni sono minime: per l’abbandono illegale di un camion di rifiuti la multa può essere di soli 20 euro.

Le rotte dei Balcani

Le indagini internazionali mostrano che il traffico di rifiuti pericolosi coinvolge anche il Montenegro.


Nel 2019, circa 4.000 tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal cantiere navale di Bijela sono state spedite in Ucraina con documenti falsificati dalla società francese Valgo. Le analisi successive hanno confermato che si trattava di materiale altamente inquinante, oggi ancora sotto sequestro nel porto di Kherson.

Nello stesso anno, circa 38.000 tonnellate di sabbia contaminata provenienti dagli stessi siti montenegrini sono state esportate in Spagna, verso la discarica di Nerva (Huelva).
 Le organizzazioni ambientaliste, tra cui Ecologistas en Acción, hanno denunciato il trasferimento come possibile violazione della Convenzione di Basilea, che vieta l’importazione di rifiuti pericolosi tra Paesi privi di accordi bilaterali specifici.

Questi casi dimostrano come la cattiva gestione dei rifiuti in Montenegro non solo minacci l’ambiente interno, ma contribuisca anche alla proliferazione di traffici illeciti e smaltimenti irregolari oltre i confini.

Il contrabbando e il traffico illegale di rifiuti non riguardano solo i Paesi extra-UE. Nei Paesi balcanici membri dell’Unione, come la Croazia, sono state scoperte reti criminali organizzate. Nel febbraio 2025, tredici persone sono state arrestate per l’importazione illegale di 35.000 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti da Italia, Slovenia e Germania, spacciati per plastica riciclabile. Documenti falsificati, società di copertura e discariche abusive hanno permesso anche lo smaltimento di rifiuti sanitari locali, con profitti stimati in almeno quattro milioni di euro.

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