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Commissione Ecomafie: relazione sulla Terra dei Fuochi

La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta, approvata il 18 giugno 2026, analizza l’evoluzione dei fenomeni criminali legati al ciclo dei rifiuti e l’allarmante inquinamento della matrice acqua nel territorio della “Terra dei fuochi” e in altre aree della Campania.

Di seguito sono riportati i punti principali emersi dal documento:

1. Evoluzione della Criminalità Ambientale e Nuove Rotte

  • Gestione Illecita: La Campania registra il tasso più alto in Italia per il traffico illecito di rifiuti. Il fenomeno non riguarda più solo le discariche abusive storiche, ma si è evoluto in un sistema sofisticato dove le organizzazioni criminali acquisiscono aziende formalmente regolari per accumulare rifiuti fino alla saturazione e poi abbandonarli.
  • Nuove Direttrici: Sono emerse nuove rotte criminali che spostano i rifiuti prodotti in Campania verso la Puglia (diventata un hub per lo sversamento in cave dismesse), verso il Nord Italia, i Balcani e persino il Nord Africa (Tunisia).
  • Responsabilità Locale: Gran parte dei roghi è causata dalla piccola e media imprenditoria locale (settori tessile, edile, conciario) che lavora “in nero” o “in grigio” e sceglie l’incendio dei rifiuti come metodo economico per occultare l’evasione fiscale.

2. Inquinamento della Matrice Acqua

  • Acque come Vettore: Le acque sotterranee rappresentano il vettore principale di trasporto degli inquinanti, favorendo la diffusione della contaminazione ben oltre le sorgenti primarie.
  • Criticità nei Bacini: Un numero significativo di corpi idrici non raggiunge lo “stato buono”.
    • Regi Lagni: Caratterizzati da inquinamento da metalli pesanti, PFOS e Benzo(a)pirene.
    • Piana Giuglianese (SIN): Le indagini della Procura di Napoli Nord confermano un “avvelenamento della falda” e un disastro ambientale causato dal percolato delle discariche storiche (come la ex Resit), che ha raggiunto acquiferi profondi fino a 80-90 metri.
    • Fiume Sarno: È considerato uno dei bacini più inquinati al mondo, con tassi di mortalità per cancro e leucemia superiori del 17% rispetto alla media globale a causa di scarichi industriali, urbani e agricoli non trattati.

3. Efficienza della Depurazione e Infrazioni UE

  • Sistemi Depurativi: Il 13% dei comuni campani è privo di impianti di depurazione funzionanti. Persistono inefficienze strutturali e ritardi manutentivi.
  • Il Caso Cuma: Il depuratore di Cuma, sebbene rifunzionalizzato, riceve costantemente scarichi industriali abusivi (spesso di colore arancio) che compromettono l’efficacia del trattamento e causano sversamenti illeciti verso il litorale Domizio-Flegreo.
  • Costi Economici: Le infrazioni europee in materia di acque hanno già comportato per l’Italia esborsi superiori a 800 milioni di euro.

4. La Sentenza della Corte EDU e il Ruolo del Governo

  • Condanna Internazionale: La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 30 gennaio 2025 (caso Cannavacciuolo e altri c. Italia) ha condannato lo Stato italiano per non aver adottato misure adeguate a proteggere la salute dei cittadini.
  • Commissariamento: Per rispondere alla Corte, il Governo ha nominato un Commissario Unico (Gen. Giuseppe Vadalà) con poteri straordinari per la bonifica dei siti contaminati e la rimozione dei rifiuti abbandonati.

5. Conclusioni e Soluzioni Proposte

  • Approccio “One Health”: La Commissione sottolinea la necessità di integrare la tutela dell’ambiente con quella della salute umana e animale.
  • Azioni Necessarie: Per normalizzare la situazione sono richiesti:
    1. Sanzioni severe che annullino la convenienza economica degli illeciti.
    2. Massima celerità nelle bonifiche del sottosuolo.
    3. Miglioramento del tracciamento dei rifiuti tramite tecnologie avanzate (droni, fototrappole).
    4. Piena trasparenza informativa verso la popolazione tramite piattaforme pubbliche strutturate.

In definitiva, la relazione evidenzia come la compromissione delle acque sia la manifestazione più duratura e sistemica della crisi ambientale campana, richiedendo un intervento non più emergenziale ma strutturale di lungo periodo.

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