Il rapporto dell’OCSE analizza, attraverso un modello economico-ambientale avanzato (ENV-Linkages), come diverse configurazioni di politiche internazionali possano portare all’eliminazione dell’inquinamento da plastica entro il 2040. Si concentra sul ciclo di vita completo della plastica (dalla produzione al rifiuto) e valuta benefici ambientali e costi economici di cinque scenari alternativi rispetto a uno scenario di riferimento (Baseline). Il rapporto è stato pubblicato ad ottobre 2024.
- Scenario Baseline (business as usual): senza politiche più ambiziose, la produzione e l’uso di plastica cresceranno del 70% entro il 2040 (da 435 a 736 milioni di tonnellate), trainati soprattutto da imballaggi, tessili e trasporti nei paesi emergenti. I rifiuti plastici aumenteranno a 617 Mt, di cui 119 Mt mismanaged (non gestiti correttamente). Il leakage (dispersione) di macroplastica nell’ambiente salirà a 30 Mt annui (+50% rispetto al 2020), con accumulo nei fiumi e oceani che quasi raddoppia (fino a 300 Mt). Le emissioni di gas serra legate alla plastica raggiungeranno 2,8 GtCO₂e (5% delle emissioni globali), aggravando impatti su ecosistemi, salute umana e clima.
- Scenari con ambizione parziale: tre configurazioni simulate (Global Downstream High stringency – solo politiche a valle sui rifiuti; Advanced economies Lifecycle High stringency – solo paesi avanzati con politiche su tutto il ciclo; Global Lifecycle Low stringency – azioni globali ma poco stringenti) rallentano solo marginalmente le tendenze negative. Non riescono a stabilizzare la produzione primaria sotto i livelli 2020, a ridurre significativamente l’intensità plastica dell’economia né a eliminare i rifiuti mismanaged o il leakage. Anche con forti miglioramenti nella gestione dei rifiuti, rimangono decine di milioni di tonnellate di plastica dispersa ogni anno.
- Scenario Global Ambition (Global Lifecycle High stringency): l’unico percorso realmente efficace prevede politiche altamente stringenti su tutti e quattro i pilastri (riduzione produzione/domanda, design per circolarità, potenziamento riciclo, chiusura vie di dispersione) applicate globalmente. In questo caso la produzione primaria di plastica torna sotto i livelli 2020, tutto l’aumento dell’uso è coperto da plastica riciclata (tasso di riciclo quadruplicato al 42%), i rifiuti mismanaged vengono quasi eliminati (riduzione del 97%) e il leakage macroplastico scende a livelli trascurabili (1,2 Mt nel 2040). Le emissioni di GHG legate alla plastica tornano ai livelli 2020.
- Benefici ambientali complessivi: lo scenario Global Ambition decupla i risultati rispetto alle versioni parziali su tutti gli indicatori chiave (produzione, intensità plastica, riciclo, leakage, emissioni). Le politiche a monte (tasse, divieti, eco-design) sono essenziali per ridurre i flussi di materiale; quelle a valle (raccolta, riciclo, gestione litter) lo sono per chiudere le vie di fuga. Anche in questo scenario, però, gli stock accumulati di plastica in fiumi e oceani continuano a crescere fino al 2040, richiedendo interventi di remediation mirati.
- Costi e distribuzione: i costi macroeconomici globali sono modesti (perdita di PIL dello 0,5% nel 2040 rispetto al Baseline), ma distribuiti in modo disomogeneo. I paesi non-OCSE (soprattutto Africa subsahariana) sostengono oneri maggiori (fino all’1,5% del PIL) perché devono investire di più in sistemi di gestione rifiuti. Le politiche integrate su tutto il ciclo di vita risultano molto più costo-efficaci rispetto a quelle concentrate solo a valle (che richiederebbero enormi investimenti in raccolta di volumi elevati di rifiuti). Un’azione ritardata dimezzerebbe i costi di transizione a breve termine ma amplificherebbe drammaticamente l’inquinamento.
- Sfide e priorità per l’attuazione: per realizzare il Global Ambition occorrono investimenti aggiuntivi limitati (solo 50 miliardi di USD in più rispetto alle proiezioni attuali, grazie alla riduzione dei volumi di rifiuti), ma servono cooperazione internazionale, trasferimento tecnologico, standard armonizzati per eco-design, mercati robusti per la plastica secondaria e meccanismi di finanziamento stabili (EPR, ODA, finanza privata). I paesi in via di sviluppo, più vulnerabili all’inquinamento, dovranno fare gli sforzi maggiori. Il rapporto sottolinea che eliminare il leakage macroplastico è fondamentale ma non sufficiente: serviranno interventi aggiuntivi su microplastiche, sostanze chimiche pericolose e GHG per allinearsi agli obiettivi di Parigi.
In sintesi, il rapporto dimostra che solo un’azione ambiziosa, coordinata e globale su tutto il ciclo di vita della plastica può invertire la rotta e quasi azzerare l’inquinamento entro il 2040, con benefici ambientali enormi e costi complessivamente contenuti, purché si superino le barriere tecniche, economiche e di governance attraverso una forte cooperazione internazionale.


