“Sull’impiego di rifiuti e materiali derivati nella produzione del cemento” (a cura di comitati cittadini – “Lasciateci respirare”, “E Noi?”, NOCSS Gubbio, Coordinamento Civico Ambiente e Salute – e ISDE Italia).
Il documento analizza la trasformazione dei cementifici italiani in impianti di smaltimento rifiuti. Per ragioni economiche, i produttori sostituiscono sempre più materie prime e combustibili tradizionali (pet-coke/carbone) con rifiuti e materiali da rifiuti industriali, attraverso tre modalità principali:
- co-incenerimento come combustibile (CSS – Combustibile Solido Secondario, spesso da plastiche);
- aggiunta alla marna naturale prima della cottura;
- additivo finale al clinker (macinazione a freddo).
Principali criticità evidenziate
- Scarsa tracciabilità e controlli insufficienti: assenza di verifiche indipendenti efficaci; autocontrolli del gestore o dei fornitori.
- Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) carenti o eluse: semplificazioni normative (es. Decreto semplificazioni 2021 e successivi) permettono il silenzio-assenso e riducono o evitano la VIA, anche in aree sensibili (parchi, SIC Natura 2000).
- Emissioni e impatti sanitari/ambientali: possibili volumi di inquinanti superiori agli inceneritori tradizionali; bioaccumulo di metalli, diossine, PCB, PFAS; rischi per comunità vicine.
- Distorsioni di mercato e greenwashing: il co-incenerimento rende lo smaltimento della plastica più conveniente del riciclo, danneggiando l’economia circolare UE. Le dichiarazioni di riduzione di CO₂ sono basate su calcoli teorici non verificati sul campo e possono mascherare un aumento complessivo delle emissioni nel ciclo della plastica.
- Effetti sul sistema ETS: i ricavi dallo smaltimento rifiuti possono compensare i costi dei certificati CO₂ senza una reale riduzione delle emissioni per tonnellata di clinker.
- Possibile violazione del regolamento REACH: l’industria sostiene che clinker e cemento restano “chimicamente non modificati”, ma dati mostrano concentrazioni più elevate di metalli pesanti e altri contaminanti. Il consumatore non può distinguere tra cemento “naturale” e quello prodotto con rifiuti.
Sezioni specifiche
- CSS come combustibile: aumenta il trasferimento di metalli nei fumi, riduce l’efficienza del processo (by-pass cloro, basso potere calorifico), aumenta i flussi di fumi e l’energia necessaria. Non dimostra una reale riduzione di CO₂.
- Rifiuti aggiunti alla marna: riscaldamento progressivo (80-800 °C) favorisce la formazione di diossine che escono direttamente dalla ciminiera, senza passare dalle alte temperature del forno. Processo poco evidenziato nelle autorizzazioni e nelle BAT europee.
- Pianificazione dei rifiuti speciali: i grandi quantitativi autorizzati (es. centinaia di migliaia di tonnellate/anno) dovrebbero rientrare nella pianificazione regionale, ma spesso non avviene.
- Effetti ambientali e sanitari: rinvio a relazione di Agostino Di Ciaula su emissioni di NOx, SO₂, polveri, metalli pesanti, diossine e rischi per le comunità esposte, amplificati dalla co-combustione.
Case studies
- Galatina (Colacem): iter autorizzativo criticato, contenziosi, Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) che evidenzia rischio cancerogeno non accettabile per arsenico e cromo esavalente. Eccessi di tumori polmonari e patologie respiratorie nell’area. Contaminanti (CrVI, As, Cd, Ni) rilevati anche nel cemento finale.
- Gubbio (Barbetti e Colacem): due impianti autorizzati al CSS senza nuova VIA, in una conca abitata. Importazione di rifiuti da altre regioni (fino a 100.000 t/anno), tracciabilità debole. Studi su bioaccumulo e biomarcatori di danno genotossico nei bambini. Evidenze sanitarie e ambientali spesso ignorate. Piano rifiuti regionale orientato all’uso dei cementifici come “inceneritori”.
- Monselice: introduzione di End of Waste (scorie di fonderia e incenerimento) senza adeguata valutazione del rischio; impianto in area protetta (Parco Colli Euganei, SIC, MAB UNESCO); contaminazione da diossine e PCB nelle matrici ambientali; controlli ARPAV ritenuti inefficaci.
Il dossier conclude proponendo: piena applicazione del REACH al cemento prodotto con rifiuti (con valutazione completa dei rischi), differenziazione merceologica tra cemento naturale e quello con rifiuti, maggiore trasparenza, controlli indipendenti e rispetto dei principi di precauzione e di economia circolare.
Il testo è supportato da numerosi allegati tecnico-scientifici, pareri, studi epidemiologici e riferimenti normativi.


