PERUGIA. Un volume di circa 16 mila tonnellate di rifiuti in 6 anni che sarebbero stati gestiti “abusivamente” in Altotevere grazie anche a ‘concessioni sospette’ e che avrebbero consentito a un’azienda umbertidese “un illecito profitto di oltre un milione 800 mila euro“.
In tribunale a Perugia oggi c’è l’udienza preliminare a seguito della richiesta di rinvio a giudizio per due imprenditori e un dirigente della Provincia di Perugia che devono rispondere di reati legati a quel traffico di rifiuti.
L’inchiesta fa riferimento agli anni 2014- 2019, finiti nell’occhio della magistratura e riguarda l’azienda Molini Ecopartner di Calzolaro (Umbertide), al centro di una serie di presunti smaltimenti abusivi che furono segnalati a suo tempo anche dal comitato di cittadini “Salute Ambiente Altotevere Sud” (tutelato dall’avvocato Valeria Passeri).
Oggi come allora il comitato è ancora in trincea ed è pronto a costituirsi parte civile “per dare voce al disagio delle popolazioni di Calzolaro, Bonsciano, Trestina e località limitrofe” che si ritengono “gravemente esposte ai miasmi e agli effetti inquinanti generati dall’impianto di trattamento rifiuti speciali non pericolosi dell’azienda”.
La richiesta di rinvio a giudizio è per i due legali rappresentanti della Splendorini Molini Ecopartner e per un dirigente della Provincia di Perugia all’epoca dei fatti (che avrebbe favorito, con le autorizzazioni, lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti provenienti anche da altre regioni oltre che dai comuni dell’Altotevere, via Sogepu).
Rifiuti giunti a scaglioni nell’impianto di Calzolaro: nel 2014 circa 500 tonnellate dal Viterbese; 4 mila tonnellate nel 2015 dal Lazio e in minima parte da Umbertide; 3 mila 800 tonnellate per il 2016 da Umbria e Lazio; 6 mila 800 tonnellate nel 2017 da Lazio, Vus Foligno e dalla differenziata dei comuni di Sogepu (all’epoca si parlò anche di una possibile acquisizione di un ramo della Splendorini da parte di Sogepu stessa); altre 700 tonnellate circa tra il 2018 e i primi mesi del 2019 sempre da Sogepu.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Perugia (coi carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico) l’azienda gestiva lo smaltimento grazie “a provvedimenti autorizzativi di favore rilasciati dal settore specifico della Provincia di Perugia, che di volta in volta aumentava il quantitativo massimo da trattare modificando anche la tipologia di rifiuto”. Attorno alla vicenda nacquero numerose polemiche all’epoca sollevate dal Comitato.
Fonte: La Nazione


