In Italia cresce la quantità di rifiuti radioattivi, ma diminuisce la loro attività radioattiva complessiva. È quanto emerge dall’ultimo Inventario nazionale elaborato dall’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione).
Secondo i dati relativi al 2025, il volume dei rifiuti radioattivi ha raggiunto 34.606 metri cubi, con un incremento di circa 840 metri cubi rispetto all’anno precedente.
L’aumento è riconducibile principalmente alle attività di smantellamento degli impianti nucleari dismessi e alla produzione di rifiuti provenienti dai settori sanitario, industriale e della ricerca scientifica.
Parallelamente, l’attività radioattiva totale è diminuita del 2,51%, grazie al naturale decadimento dei radionuclidi.
Il Lazio registra il maggiore volume di rifiuti radioattivi, con 12.678 metri cubi, seguito da Lombardia e Piemonte. Quest’ultimo concentra invece circa il 78% dell’attività radioattiva complessiva censita.
I dati evidenziano l’importanza di distinguere tra quantità dei rifiuti e livello di radioattività. La riduzione dell’attività complessiva rappresenta un segnale positivo, ma non elimina la necessità di garantire controlli rigorosi, tracciabilità, stoccaggio sicuro e gestione responsabile dei materiali radioattivi, a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.


