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GHANA

Ghana centrale nei flussi di beni usati

Il Ghana è uno Stato dell’Africa occidentale affacciato sul Golfo di Guinea, con una posizione geografica e commerciale strategica nella regione. Negli ultimi decenni, la crescita urbana (soprattutto nell’area metropolitana di Accra) e lo sviluppo di infrastrutture logistiche e portuali hanno rafforzato il ruolo del Paese come hub di importazione e redistribuzione di merci, incluse grandi quantità di beni di seconda mano provenienti da Europa, Regno Unito e Stati Uniti. Una parte significativa di questi flussi viene registrata come commercio di “usato”, ma nella pratica può includere anche quote rilevanti di prodotti a fine vita o di qualità troppo bassa per essere effettivamente riutilizzati. Quando ciò accade, l’“usato” si trasforma rapidamente in rifiuto, mettendo sotto pressione i sistemi locali di raccolta, trattamento e smaltimento.

In questo quadro, i rifiuti (o pseudo-beni destinati a diventare rifiuti) che raggiungono il Ghana dal mondo occidentale si concentrano soprattutto in tre filiere: tessili usati, rifiuti elettronici (RAEE/e-waste) e plastica/imballaggi.


Rifiuti “importati” in Ghana dal mondo occidentale: quali sono e che fine fanno

1) Tessili usati: da “second hand” a rifiuto tessile

Che cosa arriva.
Il Ghana è uno dei principali destinatari del commercio globale di abbigliamento di seconda mano, con Accra come snodo centrale. Emblematico è il mercato di Kantamanto, spesso descritto come uno dei maggiori hub al mondo per la rivendita di capi usati. Secondo un reportage internazionale, l’ecosistema del mercato riceve un ordine di grandezza di circa 15 milioni di capi a settimana.

Sul piano dei dati commerciali, un’analisi basata su statistiche di importazione riporta che nel 2023 il Ghana ha importato 143.915 tonnellate di abiti usati, e che 53.970 tonnellate sarebbero arrivate da Paesi UE. La stessa fonte sottolinea però un limite importante: le re-esportazioni (merce che transita in più Paesi prima di arrivare a destinazione) possono rendere meno chiara la tracciabilità dell’origine effettiva dello scarto.

Come vengono trattati (la filiera reale).
Una parte dei capi viene selezionata e rivenduta; tuttavia, il peggioramento della qualità media (legato anche alla fast fashion) aumenta la quota di indumenti invendibili o inutilizzabili. Quando ciò accade, lo scarto confluisce in circuiti spesso informali:

  • accumulo e abbandono in aree urbane e periurbane,
  • conferimento a discariche non controllate,
  • dispersione nei canali di drenaggio (con conseguenze anche su allagamenti),
  • bruciatura per ridurre il volume.

Diversi reportage collegano direttamente gli scarti tessili all’inquinamento costiero: capi e frammenti finiscono in mare o sulle spiagge, con effetti anche sulla pesca e sulle comunità costiere.


2) RAEE / e-waste: elettronica usata che diventa rifiuto (e recupero informale)

Che cosa arriva.
Accanto ai tessili, il Ghana riceve ingenti quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche usate (computer, TV, elettrodomestici). Una parte è effettivamente riparabile e reimmessa sul mercato; un’altra è già rotta o obsoleta e diventa rifiuto subito dopo l’arrivo. Studi e sintesi accademiche/istituzionali descrivono questo fenomeno come strutturale e legato anche ai flussi provenienti dai Paesi industrializzati.

Come vengono trattati.
Per anni il sito simbolo è stato Agbogbloshie (Accra), associato a smontaggio e recupero informale dei metalli. La letteratura recente evidenzia però un cambio di scenario: Agbogbloshie è stato demolito nel 2021, e molte attività si sono spostate o frammentate in altre aree.

La filiera tipica dell’e-waste, quando prevale l’informalità, segue passaggi ricorrenti:

  • riparazione/riuso del recuperabile,
  • smontaggio manuale dei componenti,
  • recupero dei metalli (rame, alluminio) con metodi a basso costo,
  • in alcuni casi bruciatura a cielo aperto (ad esempio dei cavi) per separare metallo e plastica.

Queste pratiche aumentano l’esposizione a contaminanti e l’impatto sanitario e ambientale, soprattutto per lavoratori informali e residenti in prossimità delle aree di trattamento.


3) Plastica e imballaggi: basso valore, dispersione e limiti di raccolta

Che cosa arriva.
Per la plastica bisogna distinguere tra rifiuti plastici esportati come tali e plastica che arriva “incorporata” nei beni (imballaggi, monouso, prodotti economici) e diventa rifiuto localmente. In Ghana, come in molte economie urbane in rapida crescita, la gestione della plastica è resa complessa da volumi elevati, valore di mercato spesso basso e infrastrutture di raccolta e selezione non sempre sufficienti.

Un report del World Economic Forum, legato alle iniziative sulla plastica in Ghana, inquadra il problema come sfida sistemica e sottolinea l’importanza di politiche e investimenti per ridurre dispersione e migliorare la circolarità.
Analisi accademiche discutono inoltre il ruolo delle politiche pubbliche e dei quadri regolatori nel contenimento dell’inquinamento plastico e nella tutela delle acque.

Come viene trattata.
In pratica, una parte della plastica con valore (es. alcune frazioni di PET) viene raccolta e rivenduta; la parte contaminata o di scarso valore tende invece a finire:

  • in discariche informali,
  • in combustioni non controllate,
  • nei sistemi di drenaggio urbano e poi nei corsi d’acqua e nel mare.

Perché l’“usato” diventa rifiuto: i fattori principali

  1. Qualità eccessivamente bassa dei beni importati (specie nel tessile), che aumenta gli scarti.
  2. Ambiguità del canale “second hand”: una quota di merce entra come usato ma è già a fine vita.
  3. Capacità di gestione limitata: quando raccolta, selezione e impiantistica non reggono i volumi, prevalgono soluzioni informali (abbandono, bruciatura, dispersione).

Numeri chiave

  • Import tessili usati Ghana (2023): 143.915 tonnellate; da Paesi UE: 53.970 tonnellate (con cautela sulla tracciabilità per re-export).
  • Ecosistema Kantamanto: ordine di grandezza ~15 milioni di capi a settimana (stima giornalistica).
  • E-waste: demolizione di Agbogbloshie nel 2021 e spostamento/frammentazione delle attività informali.

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