INDIA
Traffici illeciti di rifiuti: rotte, numeri, snodi e dinamiche
L’India è oggi uno dei contesti più complessi per leggere i traffici illeciti di rifiuti perché mette insieme tre fattori: volumi interni molto elevati, una filiera di gestione fortemente informale e una zona grigia regolatoria/operativa che permette ai flussi “borderline” (beni usati, materiali destinati a recupero, componenti) di trasformarsi rapidamente in rifiuto non tracciato. Nelle “rotte” che interessano il Paese, l’illecito non coincide sempre con l’import clandestino puro: spesso si manifesta come mis-dichiarazione, triangolazione commerciale, frammentazione dei carichi e successivo assorbimento in distretti dove lo smontaggio e il recupero avvengono fuori dai circuiti autorizzati.
1) I flussi più rilevanti: e-waste come asse portante
Il segmento più sensibile, ricorrente nelle fonti e nelle inchieste, è quello dei rifiuti elettronici (e-waste/RAEE). La ragione è economica e logistica: i dispositivi contengono frazioni ad alto valore (rame, alluminio e talvolta metalli preziosi) che rendono profittevole la fase di pre-trattamento (smontaggio, selezione, separazione), mentre la frazione priva di valore genera esternalità ambientali e sanitarie che il circuito informale tende a “scaricare” sul territorio.
Per capire la pressione complessiva, i dati globali sono già indicativi: nel 2022 il mondo ha generato 62 miliardi di kg (62 Mt) di e-waste e solo 22,3% risulta formalmente raccolto e riciclato in modo documentato. Questo squilibrio crea spazio per flussi opachi, export grigi e circuiti informali.

2) Numeri chiave India e tendenza di crescita
Sulle stime nazionali indiane esistono differenze fra fonti (metodologie e perimetri), ma il trend converge: crescita rapida e “gap” tra generato e gestione tracciata.
- Secondo un approfondimento di Down To Earth, la generazione di e-waste in India è aumentata del 73% in cinque anni, arrivando a 1,751 milioni di tonnellate nel 2023–24.
- A livello urbano/regionale, la stampa segnala che una quota molto ampia resta nel circuito informale: ad esempio, un articolo su Delhi riporta che circa il 95% dell’e-waste cittadino sarebbe ancora gestito informalmente, con migliaia di unità e decine di migliaia di lavoratori coinvolti.
- Un’altra inchiesta (Tamil Nadu/Chennai) descrive dinamiche simili: anche in presenza di capacità formale, gran parte dei flussi resterebbe informale e finirebbe in dumpyard o canali non autorizzati.
Questi elementi aiutano il portale a dare un messaggio chiaro: la “rotta India” non è solo questione di dogana, ma di capacità di assorbimento interna dei flussi, che rende l’illecito resiliente e facilmente “ricollocabile” nello spazio.

3) Rotte e modalità: come il rifiuto entra come “bene”
Il punto critico è il confine tra usato e rifiuto. Molti flussi potenzialmente illeciti si presentano come:
- apparecchiature “second-hand” (teoricamente funzionanti),
- “parts/components”,
- “materials for recycling/recovery”.
In pratica, una quota può essere effettivamente riutilizzabile e vendibile; un’altra quota è non funzionante o economicamente non riparabile e diventa rifiuto. Questo schema consente due vantaggi: riduce i rischi di blocco (perché non tutto è rifiuto “evidente”) e sposta il momento in cui l’illecito si manifesta, cioè a valle, quando il materiale entra nella filiera informale e perde tracciabilità.
4) Snodi interni: Seelampur (Delhi) e Moradabad (Uttar Pradesh)
Tra gli hotspot citati con maggiore frequenza:
Seelampur (Delhi)
È uno dei luoghi-simbolo dell’e-waste informale. Secondo reportage recenti, anche mentre l’India prova a rafforzare il canale formale (anche per recuperare materiali critici), una parte consistente del “lavoro iniziale” continua a essere svolta in case e micro-officine: si spelano cavi, si rompono scocche, si separano frazioni, spesso senza protezioni adeguate, prima che una parte vada verso impianti autorizzati.
Questa descrizione è importante per le rotte perché segnala una dinamica tipica: quando aumentano i controlli su un hub, l’economia non scompare ma tende a frammentarsi e spostarsi in aree meno visibili.
Moradabad (Uttar Pradesh)
Un’inchiesta di Down To Earth descrive Moradabad (sulle rive del Ramganga) come uno dei maggiori hub informali, con famiglie che riciclano e-waste in spazi domestici e lavorazioni a rischio (fumi, esposizioni tossiche). Il racconto si collega bene alla logica delle rotte: un distretto storico (brassware) che, per trasformazioni economiche, reindirizza competenze e manodopera verso l’e-waste.
5) Plastiche e altri flussi: “spostamento rotta” e mis-dichiarazioni
Accanto all’e-waste, le plastiche sono un settore dove spesso la “rotta” non è lineare: divieti e restrizioni possono produrre spostamenti geografici e nuove forme di mis-dichiarazione. Nel contesto indiano, i media e le analisi descrivono un quadro regolatorio più restrittivo su alcuni segmenti (ad esempio sul single-use plastic) e, per le rotte, il rischio tipico è lo shift: triangolazioni, frazioni dichiarate “riciclabili” ma di qualità scadente, oppure carichi mescolati.
6) Perché l’illecito regge: economia, informalità, tracciabilità debole
La filiera informale in India non è un elemento marginale: in molti territori è il primo anello della catena (raccolta e pre-trattamento). Le politiche che spingono verso la formalizzazione rischiano quindi di produrre due effetti contemporanei:
- rafforzare alcune capacità autorizzate,
- ma anche comprimere redditi e spostare attività informali “più dentro le case”, rendendole meno controllabili.
Questo scenario è descritto chiaramente dalla stampa sul caso Seelampur: gli esperti citati insistono che l’informalità resta il “primo tier” della catena e che la transizione deve fare i conti con questa realtà per non aumentare clandestinità e vulnerabilità.
7) Quadro internazionale: pressione normativa e adattamento delle rotte
La pressione regolatoria internazionale sui rifiuti (in particolare sulle plastiche) è aumentata negli ultimi anni; in generale, quando i vincoli crescono, le rotte tendono a adattarsi: carichi più piccoli, triangolazioni, classificazioni più ambigue. Sul fronte e-waste, il dato globale (e la crescente attenzione a materiali critici) rafforza l’interesse economico sul recupero e quindi, indirettamente, la competizione tra canale formale e informale.

