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MAROCCO

Il Marocco rappresenta uno snodo sempre più rilevante nelle rotte dei traffici illeciti ambientali tra Europa e Africa, svolgendo una funzione sia di destinazione sia di transito. La sua collocazione geografica, tra Mediterraneo e Atlantico e in prossimità dello Stretto di Gibilterra, lo rende un punto strategico all’interno delle principali direttrici commerciali euro-mediterranee.

Negli ultimi anni, la direttrice si è consolidata anche alla luce della trasformazione del mercato globale dei rifiuti: dopo la chiusura delle importazioni da parte della Cina nel 2018, l’Europa ha progressivamente spostato i propri flussi verso nuovi sbocchi, tra cui il Nord Africa.


Inquadramento logistico e connessioni

Il sistema portuale marocchino, con l’hub di Tanger Med, è pienamente integrato nelle reti commerciali internazionali e collegato stabilmente ai principali porti italiani.

Snodi principali della rotta:

  • Italia: Genova, Livorno, Salerno, Civitavecchia
  • Hub intermedi: Algeciras, Valencia
  • Marocco: Tanger Med, Casablanca, area di Settat

L’elevata intensità dei traffici marittimi favorisce l’inserimento di flussi illeciti all’interno delle catene logistiche legali.


Flussi di rifiuti e dimensione quantitativa

Il Marocco è oggi una delle destinazioni emergenti dei rifiuti europei.

  • Dal 2016 sono arrivate oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti europei nel Paese
  • Nel solo 2023 le importazioni dall’UE hanno superato le 800.000 tonnellate
  • Le imprese europee ottengono un risparmio significativo: smaltire una tonnellata può costare circa 36 dollari in Marocco contro 100 in Europa

Elemento chiave: la convenienza economica rappresenta uno dei principali driver della rotta.


Il caso dei rifiuti dalla Campania

In questo quadro si inserisce il caso, già documentato, dell’invio nel 2016 di circa 2.500 tonnellate di rifiuti dalla Campania verso il Marocco.

I materiali:

  • provenivano dall’area di Taverna del Re
  • erano classificati come combustibile da rifiuti (CSS)
  • destinati a cementifici tra Casablanca e Settat

Pur formalmente autorizzato ai sensi del Regolamento (CE) 1013/2006 e della Convenzione di Basilea, il caso ha evidenziato criticità:

  • ambiguità nella classificazione
  • dubbi sulla qualità effettiva
  • difficoltà di controllo sulla destinazione finale

L’episodio ha generato proteste in Marocco, anticipando dinamiche oggi più strutturali.


Tipologie di flussi e ambiguità normativa

Secondo le analisi più recenti, gran parte dei flussi non è formalmente classificata come “rifiuto”, ma come:

  • abbigliamento usato
  • cascami e avanzi di lavorazione
  • materiali riutilizzabili

Tuttavia:

  • il 93% delle spedizioni verso il Marocco è costituito da abiti usati, spesso dichiarati a valori molto bassi (circa 0,10 €/kg), incompatibili con un reale mercato
  • una quota significativa di questi materiali è di scarsa qualità o non riutilizzabile, configurando di fatto uno smaltimento mascherato

Criticità normativa centrale:
l’utilizzo di codici doganali (merci) invece dei codici CER (rifiuti) consente di aggirare i controlli previsti dal Regolamento UE sulle spedizioni.


Modalità operative

Le modalità operative della rotta riflettono schemi consolidati:

  • riclassificazione dei rifiuti (CSS, cascami, beni usati)
  • uso di codici doganali alternativi
  • intermediazione commerciale e triangolazioni
  • inserimento nei flussi containerizzati

Come evidenziato anche da Legambiente, i traffici avvengono “quasi mai come rifiuti dichiarati”, ma tramite categorie merceologiche che aggirano i controlli


Impatto ambientale e sociale

Le conseguenze sul territorio marocchino risultano significative:

  • presenza di grandi discariche informali, come quella di Mediouna (area di Casablanca)
  • attività di raccolta informale: circa 900 persone vivono recuperando rifiuti
  • esposizione a inquinamento atmosferico e contaminazione ambientale

In alcune aree:

  • l’inquinamento dell’aria supera i limiti raccomandati
  • le emissioni e la contaminazione delle falde risultano sottostimate

Il fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia di trasferimento degli impatti ambientali verso il Sud globale.


Collegamenti con l’Italia

L’Italia è parte attiva di queste direttrici:

  • nel 2024 sono stati sequestrati 1.700 tonnellate di rifiuti destinati all’Africa, tra cui pneumatici, RAEE e componenti meccaniche
  • il Paese rappresenta uno degli hub logistici europei verso il Nord Africa
  • territori con criticità nella gestione dei rifiuti risultano maggiormente coinvolti

Quadro normativo di riferimento

Le spedizioni lungo la rotta sono disciplinate da:

  • Convenzione di Basilea (1989)
  • Regolamento (CE) n. 1013/2006 sulle spedizioni di rifiuti
  • D.Lgs. 152/2006 (art. 259) – traffico illecito di rifiuti
  • art. 452-quaterdecies c.p. – attività organizzate per traffico illecito

Nodo critico: la distinzione tra rifiuto e bene riutilizzabile, spesso sfruttata per aggirare i controlli.


Criticità della rotta

  • asimmetrie normative UE–Paesi terzi
  • uso strumentale delle classificazioni merceologiche
  • difficoltà di tracciabilità
  • forte convenienza economica
  • impatti ambientali e sociali nei Paesi di destinazione

Considerazioni

La rotta del Marocco si configura come una direttrice in espansione dei traffici illeciti ambientali nel Mediterraneo.

I dati recenti mostrano un fenomeno strutturale, in cui flussi formalmente legali si intrecciano con pratiche elusive e opache, alimentate da differenziali economici e da ambiguità normative.

Il caso dei rifiuti campani rappresenta un precedente emblematico, mentre le dinamiche attuali indicano un consolidamento della rotta africana come alternativa ai tradizionali sbocchi asiatici.

In questo contesto risultano prioritari: il potenziamento della cooperazione internazionale, il rafforzamento dei controlli sulle spedizioni, una revisione delle classificazioni merceologiche.

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