Traffico illecito di rifiuti mascherato da normali compravendite di rottami ferrosi, un giro di fatture false per coprire tutto e società “di carta” sparse tra Italia e Slovacchia. È lo scenario emerso da un’indagine della Procura Distrettuale di Brescia che nella mattinata di oggi, venerdì 31 luglio, si è tradotta in due misure cautelari, eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia insieme al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata.
Due gli indagati finiti nel mirino degli investigatori: per uno è scattata la custodia cautelare agli arresti domiciliari, per l’altro l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse sono: traffico illecito di rifiuti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti,
Come funzionava il meccanismo
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, il gruppo avrebbe messo in piedi un sistema piuttosto rodato: attraverso il controllo occulto di alcune società “cartiere” — italiane e slovacche — venivano gestiti ingenti quantitativi di rottami ferrosi, facendone perdere sistematicamente le tracce. Un modo, insomma, per rendere impossibile ricostruire da dove arrivasse il materiale e dove finisse davvero.
Le fatture per operazioni mai avvenute servivano proprio a coprire questo traffico, dando una parvenza di regolarità a un giro d’affari tutt’altro che pulito. I numeri parlano chiaro: stando a quanto ricostruito dagli investigatori sono estate emesse fatture false per a circa 6 milioni di euro, mentre il traffico illecito di rifiuti avrebbe fruttato ben 5 milioni di euro.
fonte Brescia Today


