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Sequestrato a Lecce un deposito abusivo di rifiuti speciali: oltre 3.000 mq sotto sequestro

Operazione dei Carabinieri Forestali a Seclì: scoperte tonnellate di guaine, pneumatici e scarti edili. Il proprietario rischia sanzioni fino a 6.500 euro

Lecce, 14 luglio – Un’area di circa 3.000 metri quadrati adibita abusivamente a deposito di rifiuti speciali non pericolosi è stata sequestrata dai Carabinieri Forestali del Nucleo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) di Lecce, in collaborazione con la Stazione Carabinieri di Aradeo.

L’operazione è stata condotta nel comune di Seclì, dove i militari sono intervenuti nelle pertinenze di un’abitazione privata, scoprendo un vasto accumulo di rifiuti all’interno di un’area recintata da muri in conci di tufo.

Un blitz reso possibile anche grazie ai droni

L’intervento è stato supportato dall’utilizzo di un drone in dotazione al Nucleo di Maglie e da ricognizioni aeree con l’elicottero del 6° Nucleo di Bari-Palese. Questi strumenti stanno diventando sempre più centrali per il monitoraggio ambientale in provincia di Lecce.

Durante il blitz, su una porzione di circa 70 metri quadri coperta da pannelli in lamiera, sono stati rinvenuti numerosi accatastamenti di guaine plastiche per cavi elettrici, pneumatici fuori uso e altri materiali plastici. Oltre a questi, sono stati individuati ulteriori cumuli sparsi di rifiuti: scarti in legno, residui da demolizioni edili, materiali ferrosi e inerti vari.

Sequestro immediato e conseguenze per il proprietario

A seguito del sopralluogo, i Carabinieri Forestali hanno proceduto con il sequestro penale dell’intera area, compresi tutti i cumuli di rifiuti rilevati. Il proprietario dell’immobile è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Lecce per gestione illecita di rifiuti speciali.

Secondo quanto emerso, si tratta di rifiuti non pericolosi e, non essendoci stato un danno ambientale concreto e attuale (come inquinamento del suolo o dell’aria), il trasgressore potrà definire il reato in via amministrativa. Questo significa che potrà evitare un procedimento penale tramite il pagamento di una sanzione di 6.500 euro e la bonifica completa dell’area, nei tempi e modi indicati dalle autorità.

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