Nel 2025 il traffico illecito di rifiuti in Italia continua a rappresentare uno dei settori più redditizi e “adattivi” della criminalità ambientale. Non è più (solo) l’immagine delle discariche abusive nei campi: oggi il fenomeno si muove lungo filiere complesse, sfrutta vuoti normativi, si infiltra nelle aziende formalmente regolari e usa documentazione e autorizzazioni come “schermo” per far apparire lecito ciò che non lo è. La fotografia più recente conferma una tendenza preoccupante: aumentano i reati ambientali, cresce il giro d’affari, si moltiplicano i clan e gli interessi economici coinvolti.
Un’economia parallela che non fa rumore
Nel 2025 i traffici illeciti di rifiuti in Italia mostrano una nuova maturità criminale: meno improvvisazione, più organizzazione, più imprese coinvolte e mentre il sistema legale fatica a reggere la pressione dei rifiuti speciali, l’illegalità trova spazio.
Non ci sono solo i roghi notturni o le discariche nascoste nelle campagne. Nel 2025 il traffico illecito di rifiuti in Italia è soprattutto silenzioso, tecnico, burocratico. Scorre nei formulari, nelle autorizzazioni, nei passaggi di mano tra intermediari. È un’economia parallela che si mimetizza nella normalità.
I dati lo confermano. Secondo il Rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, nel 2024 (ultimo anno consolidato) in Italia sono stati accertati 40.590 reati ambientali, con un aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente. Oltre 111 reati al giorno. Il giro d’affari complessivo dell’ecomafia viene stimato in 9,3 miliardi di euro. Numeri che raccontano un fenomeno strutturale, non emergenziale.
I numeri: un salto di scala e di organizzazione
Il Rapporto “Ecomafia 2025” di Legambiente (presentato a luglio 2025) segnala che nel 2024 – ultimo anno pienamente consolidato nel dossier – in Italia si è superata la soglia dei 40 mila reati ambientali, con 40.590 illeciti, in aumento del +14,4% rispetto al 2023. La media è di oltre 111 reati al giorno. Contestualmente aumentano le persone denunciate e cresce il valore economico del settore illegale, stimato in 9,3 miliardi di euro.
Questi numeri non descrivono soltanto una crescita quantitativa: indicano un salto qualitativo, con reti che operano stabilmente, costruiscono “catene” di conferimenti fittizi, e puntano su rifiuti ad alto margine e ad alta complessità di trattamento (dai rottami ai RAEE, fino a filiere tessili e scarti industriali).
Il contesto 2025: più rifiuti speciali, più pressione sul sistema
Il traffico illecito prospera quando il sistema legale fatica a gestire i volumi e la varietà di rifiuti. In questo senso, il Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2025 di ISPRA è utile per capire la pressione strutturale: il documento (basato sui dati al 2023) ricostruisce produzione e gestione dei rifiuti speciali, includendo import/export, e mostra come il ciclo sia complesso e territorialmente disomogeneo. Dove la capacità impiantistica non è adeguata o i costi di gestione aumentano, cresce lo spazio per scorciatoie illegali.
In altre parole: l’illegalità non nasce nel vuoto. Si alimenta di squilibri tra produzione di rifiuti, disponibilità di impianti, controlli e convenienza economica.
Filiera “documentale”: il rifiuto sparisce sulla carta
La logistica e i formulari (oggi anche digitalizzati in molte fasi) possono diventare strumenti di frode: un rifiuto viene classificato in modo “più comodo”, indirizzato a impianti che non dovrebbero riceverlo, oppure “dichiarato” come recuperato quando in realtà viene smaltito illegalmente. Questo tipo di criminalità è meno visibile, ma più difficile da colpire perché richiede competenze tecniche, controllo incrociato e analisi dei flussi.
Settori emergenti: tessile e micro-filiera urbana
Nel 2025 spiccano anche casi legati alla filiera tessile e alla raccolta urbana (cassonetti, depositi temporanei, passaggi tra cooperative e intermediari). In Friuli (Udine) è stata segnalata un’attività illecita legata a rifiuti tessili con sequestri e deferimenti.
Il tessile è particolarmente vulnerabile: grandi quantità, valore variabile, difficoltà di selezione e mercati di sbocco opachi (anche fuori Italia).
Ecomafie e imprese: infiltrazione, corruzione e “zona grigia”
I traffici illeciti di rifiuti non sono solo un problema di criminalità “tradizionale”: spesso si muovono in una zona grigia in cui convivono imprese compiacenti, consulenze, catene di subappalto e intermediazioni. Il Rapporto Ecomafia 2025 sottolinea l’aumento del numero di clan coinvolti e la centralità della corruzione come acceleratore dei fenomeni.
Questo significa che la repressione penale è necessaria ma non sufficiente: se i controlli sono discontinui e la filiera è frammentata, l’infiltrazione si mimetizza nella normalità economica.


