Si chiude un altro tassello dell’inchiesta dei carabinieri forestali, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Ancona, per l’operazione “Fango&cash” partita pedinando i camion e finita con il sequestro di tonnellate di scarti.
ANCONA – Si chiude con 6 patteggiamenti l’inchiesta “Fango&cash” dei carabinieri forestali sullo smaltimento illecito di rifiuti in cave e terreni non autorizzati tra Fabriano e Arcevia emerso nel 2020. La giudice Ludovica Monachesi ha omologato gli accordi degli ultimi imputati rimasti dopo i rinvii a giudizio di luglio 2024 per 10 persone, tra cui l’ex sindaco di Arcevia Andrea Bomprezzi, e 3 assoluzioni. I dieci rinviati a giudizio sono attualmente a processo con il rito ordinario. Nei giorni scorsi sono stati definiti i patteggiamenti.
Al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia, pm Paolo Gubinelli, la Inerti Esino Srl di Castelbellino, specializzata nella gestione e lavorazione di rifiuti da demolizione e terrosi. L’accusa: traffico illecito di rifiuti tra il 2013 e il 2019 con guadagni per oltre 6 milioni. Macerie e terre da scavo invece di finire negli impianti autorizzati sarebbero state smistate con carte false in cave non a norma ad Arcevia e Fabriano, e in campi agricoli a Chiaravalle e Camerata Picena. Tutto con la complicità anche di qualche funzionario pubblico.
Tra i patteggiamenti: 2 anni per un amministratore di fatto dell’azienda Inerti Esino, Enrico Mancini, 1 anno e 10 mesi con condizionale per il figlio Marco. E ancora, 1 anno e 6 mesi più 8mila euro di multa con condizionale per un imprenditore di Belvedere Ostrense, Piergiorgio Piccioni, a condizione di bonificare l’area. Un agricoltore di Chiaravalle, Maurizio Stortoni ha patteggiato a 1 anno e 5mila euro con la sospensione, 22mila euro di multa è il patteggiamento per la società agricola. La Inerti Esino Srl ha patteggiato quasi 70mila euro di multa e dovrà versare 1 milione al Comune di Arcevia per rimettere in sicurezza la cava. Prevista anche la riqualificazione del verde a Castelbellino. L’indagine era partita dai controlli su camion e documenti. Mesi e mesi di pedinamenti e poi il sequestro di 640mila tonnellate di rifiuti che il gruppetto avrebbe movimentato senza smaltirli seguendo la legge.


