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Traffico illegale di rifiuti fermato grazie al coordinamento di Eurojust

Traffico illegale di rifiuti fermato grazie al coordinamento di Eurojust

Sono state intraprese azioni contro tre aziende italiane sospettate di traffico illegale di rifiuti. Le società avrebbero trattato e venduto materiali tossici, pubblicizzandoli falsamente come carbone ecologico per la produzione di bricchette o fertilizzanti. Le autorità italiane hanno collaborato con le controparti di Austria, Croazia e Germania per arrestare 12 sospettati e sequestrare uno degli impianti di produzione. Eurojust, Europol e l’OLAF hanno sostenuto l’indagine durante tutto il percorso.

Il sistema criminale e i profitti illeciti

Il gruppo criminale, attivo in Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera, aveva messo in piedi un sistema illegale in cui trasformava ceneri contenenti materiali altamente tossici in carbone presumibilmente ecologico da utilizzare per bricchette da barbecue, fertilizzanti e additivi per il calcestruzzo. Il gruppo commerciava anche quote di CO2 e aveva creato una rete di società in tutta Europa, ottenendo un profitto illecito di centinaia di migliaia di euro.

Per legittimare le proprie attività, il gruppo avrebbe intrattenuto stretti legami con alti funzionari dell’agenzia ambientale del governo locale. Questi funzionari sono sospettati di aver svolto un ruolo chiave nel sostenere, coprire e facilitare il traffico illegale di rifiuti, ritardando le sanzioni, interferendo con le ispezioni e consigliando alle aziende come eludere i divieti.

Indagini e cooperazione internazionale

Le autorità italiane hanno indagato sulle attività illegali per quattro anni, scoprendo il mercato nero del gruppo e i suoi legami con figure politiche. Grazie a Eurojust, è stata stabilita una cooperazione internazionale per espandere l’indagine.

L’Agenzia ha supportato l’esecuzione di una prima serie di Ordini Europei di Indagine (OEI) durante la fase preliminare. Sulla base delle informazioni raccolte, sono stati eseguiti molteplici Mandati d’Arresto Europei (MAE) in Germania, Austria e Croazia, oltre a perquisizioni nei locali dei sospettati. Mentre Eurojust assicurava la trasmissione degli atti e lo scambio di informazioni, l’Europol ha facilitato la cooperazione a livello di polizia e l’OLAF ha monitorato i flussi transfrontalieri di cenere e derivati.

Risultati della giornata di azione

Durante una giornata di azione internazionale, le autorità hanno lavorato insieme per fermare il traffico:

  • 19 sospettati identificati, di cui 12 si trovano ora in custodia cautelare.
  • Arresti: 5 in Italia, 2 in Germania e 2 in Croazia.
  • Sequestri: Uno degli impianti di produzione in Italia è stato sequestrato come misura precauzionale.

Filippo Spiezia, Membro Nazionale per l’Italia presso Eurojust, ha dichiarato: “Con questo caso operativo Eurojust conferma il suo pieno impegno nel sostenere il coordinamento delle indagini per i crimini ambientali. La nostra azione trarrà ulteriore impulso dalla nuova Direttiva UE sui reati ambientali che sta per diventare pienamente efficace la prossima settimana negli Stati membri dell’UE”.

Autorità coinvolte

L’operazione è stata condotta dalle seguenti autorità:

  • Italia: Procura della Repubblica di Trento – Direzione Distrettuale Antimafia; Carabinieri – Nucleo Operativo Ecologico di Trento.
  • Austria: Procure di Feldkirch e Innsbruck; Polizia criminale provinciale (Tyrol e Vorarlberg); Comandi distrettuali della Polizia Federale di Imst e Kufstein.
  • Croazia: Procura di Stato della Contea di Bjelovar; Ministero dell’Interno (Dipartimento di Polizia di Koprivnica-Križevci).
  • Germania: Procure di Münster, Aurich e Aschaffenburg; Procura Generale di Oldenburg; vari dipartimenti di polizia e unità investigative della Bassa Sassonia e di Münster.

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