Il Paese continua a essere il principale importatore europeo di rifiuti plastici, avendo ricevuto oltre 500.000 tonnellate di rifiuti lo scorso anno, secondo Greenpeace.
Le esportazioni di rifiuti plastici dall’Unione Europea verso la Turchia sono aumentate del 19% nel 2025, raggiungendo il record storico di 503.000 tonnellate, secondo un rapporto di Greenpeace Turchia. Il Paese rimane, con ampio margine, la principale destinazione delle esportazioni europee di rifiuti plastici.
Secondo il documento di analisi politica intitolato “La verità dietro la retorica: il volto invisibile della politica turca sui rifiuti zero”, pubblicato in vista del Forum Zero Waste, il volume dei rifiuti plastici provenienti dai 27 Stati membri dell’UE e diretti in Turchia è aumentato di 435 volte dal 2004.
Il rapporto evidenzia una contraddizione nella politica nazionale, poiché il tema dei rifiuti zero continua a occupare una posizione centrale nell’agenda della Turchia durante il processo di preparazione per la 31ª Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP31). La Turchia punta a valorizzare il tema dei rifiuti zero inserendolo nell’agenda d’azione del vertice che si terrà ad Antalya nel novembre 2026.
Il divario tra retorica e realtà
Berk Butan, responsabile della campagna sui sistemi sociali ed economici di Greenpeace Turchia, ha dichiarato che il documento rappresenta un invito alla leadership piuttosto che una critica. Ha sottolineato che l’organizzazione della COP31 rappresenta una “opportunità storica” per la Turchia di trasformare il concetto di rifiuti zero da semplice slogan a reale cambiamento politico.
“La Turchia è diventata nel 2025 la principale destinazione dei rifiuti plastici dell’UE, mentre i mari e le coste del Paese vengono contaminati dalle microplastiche e vengono completate le procedure di valutazione d’impatto ambientale per nuovi complessi petrolchimici”, ha affermato Butan.
“Questo divario tra la retorica e la realtà sul campo si presenta come una scelta politica e un problema di impostazione strutturale. Abbiamo davanti a noi una significativa opportunità di cambiamento delle politiche.
La Turchia, che ospiterà la COP31 nel novembre 2026, mira a distinguersi inserendo il tema dei rifiuti zero nell’agenda d’azione del vertice. Questo è un momento storico in cui il Paese può dimostrare leadership e, andando oltre la narrazione, avviare i cambiamenti che rendano possibile un vero obiettivo di rifiuti zero.
Perché un vero obiettivo di rifiuti zero non può essere raggiunto semplicemente gettando la plastica nel contenitore del riciclo o accettando i rifiuti plastici di altri Paesi, ma riuscendo a non produrli fin dall’origine. La strada per raggiungere questo obiettivo inizia con il blocco delle importazioni di rifiuti e passa attraverso le decisioni produttive, le scelte di investimento e la posizione assunta ai tavoli negoziali internazionali.”
Richiesta di divieto alle esportazioni di rifiuti
Greenpeace Turchia ha lanciato la campagna “Real Zero Waste” (Vero Rifiuto Zero) per affrontare queste contraddizioni.
L’organizzazione ha chiesto al Ministero dell’Ambiente, dell’Urbanizzazione e del Cambiamento Climatico, al Ministero del Commercio e alla delegazione turca incaricata dei negoziati COP31 di introdurre un divieto permanente e senza eccezioni all’importazione di rifiuti plastici e tessili.
La campagna chiede inoltre:
- la sospensione immediata di nuovi investimenti petrolchimici;
- la dichiarazione di una moratoria settoriale;
- l’inserimento di obiettivi vincolanti per la riduzione della produzione di plastica all’origine nei piani nazionali d’azione per il clima.
Greenpeace invita la Turchia a sostenere limiti rigorosi alla produzione di plastica durante i negoziati sul Trattato Globale delle Nazioni Unite sulla Plastica.
I dati sul riciclo sarebbero fuorvianti
Il documento sostiene che gli attuali dati ufficiali siano fuorvianti, poiché il movimento nazionale per i rifiuti zero presenta i tassi di riciclo come principale indicatore di successo.
Tuttavia, il tasso globale di riciclo della plastica si attesta intorno al 9%, una percentuale considerata insufficiente rispetto a una produzione mondiale di plastica che supera i 400 milioni di tonnellate all’anno.
L’organizzazione afferma che una gestione dei rifiuti che non intervenga sulla riduzione della produzione alla fonte equivale a tenere un secchio sotto un rubinetto lasciato aperto.
Fonte: Articolo pubblicato su Bianet.org


