L’ente di palazzo dei Celestini insieme ai Comuni di Melpignano e Monselice ha fornito alla commissione parlamentare i rilievi sull’impiego dei rifiuti e materiali derivati nella produzione del cemento, evidenziandone criticità ambientali, regolamentari e sanitarie. Tarantino: “Un atto di responsabilità”
Il rischio evidente che l’attività dei cementifici si associ a quella di veri inceneritori dei rifiuti, grazie anche a iter autorizzativi tendenti alla semplificazione, preoccupa anche i territori della provincia di Lecce, zona di Galatina e del Magliese in particolare.
Una prospettiva tesa a creare distorsioni riguardo alla trasparenza, ai controlli, alle valutazioni di impatto ambientale e al mercato del riciclo secondo quanto sollecitato dai comitati civici locali e nazionali che hanno chiesto alla Provincia di dare manforte all’attività della Commissione parlamentare di inchiesta che sta raccogliendo informazioni e documentazioni utili sulle possibili attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali.
In tale direzione l’ente di Palazzo dei Celestini, in sinergia con i Comuni di Melpignano e Monselice, ha trasmesso alla commissione nazionale il dossier sull’impiego dei rifiuti e materiali derivati nella produzione del cemento, evidenziandone criticità ambientali, regolamentari e sanitarie.
Il dossier, elaborato dal Comitato popolare “Lasciateci respirare”, dal comitato di cittadini “E Noi?, dal comitato No-Css Gubbio e dal Coordinamento civico Ambiente e Salute, approfondisce gli aspetti ambientali, sanitari e regolamentari connessi all’impiego di rifiuti e materiali derivati da rifiuti nella produzione del cemento. Il documento richiama inoltre le disposizioni del decreto legge sull’Ambiente e le relative implicazioni per l’utilizzo di combustibili derivati dai rifiuti nei cementifici, sottoponendo all’attenzione della commissione parlamentare le questioni sollevate dai comitati.
“La trasmissione di questo dossier alla Commissione parlamentare è un atto di responsabilità istituzionale” commenta il presidente della Provincia, Fabio Tarantino, “su una questione che riguarda insieme ambiente, salute, gestione dei rifiuti e futuro dell’economia circolare, riteniamo necessario che ogni scelta sia fondata su dati scientifici, controlli rigorosi e valutazioni ambientali adeguate. Non possiamo chiedere ai cittadini di differenziare sempre di più e, contemporaneamente, costruire condizioni che rendano economicamente più conveniente bruciare materiali che potrebbero essere recuperati. È una contraddizione che va affrontata anche sul piano delle politiche nazionali”.
“Per questo ci preoccupa qualsiasi intervento normativo che riduca gli spazi di valutazione ambientale e il ruolo dei territori nei processi autorizzativi” conclude Tarantino, “la transizione ecologica non può tradursi in una semplificazione delle garanzie, soprattutto quando gli impianti sorgono a ridosso dei centri abitati. Come Provincia continueremo a chiedere trasparenza, approfondimento scientifico e piena tutela della salute e dell’ambiente, portando la questione in tutte le sedi istituzionali competenti. Lo scopo è quello di aiutare tutti noi cittadini a comprendere la serietà della minaccia che, più o meno consapevolmente, grava sulle nostre teste”.
Con la trasmissione del dossier, la Provincia di Lecce e le amministrazioni comunali coinvolte intendono mettere a disposizione della Commissione gli elementi raccolti, per le valutazioni e gli eventuali approfondimenti di competenza. Un nodo da verificare sarebbe quello legato allo stesso Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali che non troverebbe applicazione ad esempio al cementificio di Galatina perché l’attività di recupero dei rifiuti sarebbe stata considerata marginale.
Il dossier integrale è consultabile sul sito del Comitato No-Css Gubbio, nato con l’intento di preservare il territorio dall’inquinamento che si avrebbe con l’incenerimento nelle cementerie umbre dei combustibili solidi secondari, di fatto rifiuti, che andrebbero ad aggiungersi ad altri combustibili già in uso e notoriamente inquinanti come il pet coke.
Secondo quanto evidenziato nelle premesse del dossier negli ultimi anni i produttori del cemento, al fine di garantire la sostenibilità economica del processo produttivo, hanno progressivamente sostituito le materie prime e i combustibili, con rifiuti e altri materiali derivati da rifiuti industriali, trasformandosi, di fatto, in grandi impianti che operano nel mercato dello smaltimento.
fonte Lecce Prima


