Si apre in una nuova scheda
Scopri il nostro progetto che raccoglie inchieste e mappa il traffico dei rifiuti
Vai al sito
Scopri il nostro progetto che raccoglie inchieste e mappa il traffico dei rifiuti
Vai al sito

CROAZIA

Negli anni in cui i rifiuti erano importati dalla Cina, nel momento in cui sono stati accesi i riflettori sulle dinamiche illecite alla base dei flussi, per sfuggire ai controlli serrati nei porti italiani, molti esportatori hanno cominciato a inviare i rifiuti nel Sud -Est asiatico attraverso altri Paesi, dove le attività di verifica della qualità dei rifiuti e dell’adempimento normativo risultavano molto più carenti. Spesso i rifiuti venivano inviati attraverso trasporto su gomma in Croazia o Slovenia, per poi essere inviati in Cina.

Per sfuggire ai controlli nei porti italiani, si era optato per il sistema delle triangolazioni su gomma. Enormi quantità di plastiche venivano trasferite su gomma dall’Italia e inviate in Cina e in altri Paesi del Sud -Est asiatico dalla Croazia e dalla Slovenia, dove i controlli ai porti non erano frequenti e si limitavano quasi sempre all’analisi della parte documentale, senza prevedere l’apertura dei container.

Storicamente, la cosiddetta “ecomafia” ha coinvolto anche organizzazioni criminali straniere o transnazionali, che operano tra Italia, Balcani e altri Paesi — rendendo la Croazia una delle possibili destinazioni di traffico illecito, assieme ad altri Paesi del Mediterraneo.

Già da decenni, la Croazia — come altri paesi della regione — è vulnerabile a traffici di rifiuti che sfruttano la transnazionalità, la debolezza dei controlli e la complessità delle leggi.

Il traffico di rifiuti non si è arrestato negli ultimi anni.

Nel febbraio 2025, con il supporto di Europol, le autorità croate hanno arrestato  13 persone sospettate di far parte di una rete criminale dedita all’importazione illegale di rifiuti pericolosi da Italia, Slovenia e Germania. Secondo le prime stime, sarebbero state smaltite illegalmente almeno 35.000 tonnellate di rifiuti, con un profitto illecito di almeno 4 milioni di euro.
Alla base del sistema vi sarebbe stata un’infrastruttura costituita da aziende apparentemente legali, che provvedevano ad assicurarsi commesse partecipando a gare d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti in Italia, proponendo prezzi competitivi rispetto ai concorrenti del mercato legale.
Una volta ottenuto il contratto, i criminali trasportavano i rifiuti in Croazia senza effettuare il trattamento obbligatorio, avvalendosi di società di trasporto e altre imprese in Italia e in Croazia per occultare il reale contenuto dei carichi. Per aggirare i controlli, falsificavano la documentazione, classificando i rifiuti come plastiche destinate al riciclo.
Secondo gli inquirenti, invece di essere trattati e smaltiti correttamente, i rifiuti venivano interrati o abbandonati in siti non idonei .

Parallelamente, emergono casi istituzionali: nel 2025 la Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha condannato la Croazia per “omesso smaltimento”: in un sito vicino a Biljane Donje erano depositati granulati di pietra — circa 140.000 tonnellate — fin dal 2010, senza alcuna bonifica, nonostante il rischio elevato per la salute e l’ambiente. Questa condanna mostra che la questione non riguarda solo traffici transnazionali, ma anche gestione interna e mancanza di smaltimento/regolamentazione adeguata.

Inoltre, secondo reportage e associazioni ambientaliste, persistono discariche abusive, carenza di raccolta differenziata e ritardi nella gestione dei rifiuti in alcune aree, il che rende il Paese vulnerabile a nuovi traffici illeciti.

Punti di vulnerabilità:

  • Trasnazionalità del traffico: la presenza di rotte da Italia, Germania, Slovenia e altri paesi verso la Croazia rende quest’ultima uno sbocco “ideale” per chi vuole smaltire rifiuti pericolosi a basso costo e senza controlli.
  • Uso di società legali come copertura: le reti sfruttano aziende “regolari” (trasporto, smaltimento legale, subappalti) per coprire il traffico illecito. Questo rende complesso distinguere attività legittime da illecite senza indagini approfondite.
  • Documentazione falsificata: dichiarare rifiuti pericolosi come “plastica riciclabile” o materiali innocui permette di aggirare normative e controlli doganali/ministeriali.
  • Insufficiente recupero ambientale e gestione interna: la condanna della CGUE evidenzia che perfino rifiuti “nazionali” — non solo importati — sono spesso gestiti male, con depositi non smaltiti, bonifiche ritardate o assenti.


Ultime news sulla rotta CROAZIA

Newsletter

Il Centro Studi Ecoreati è parte della Fondazione Santa Chiara.
Portiamo avanti ricerche, inchieste, analisi, proposte sul fenomeno dei reati ambientali e la criminalità legata ad essi.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITA’ CON LA NEWSLETTER