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GRECIA

Nonostante alcuni progressi, la Grecia, con centinaia di discariche illegali ancora non bonificate, come evidenziato già nella precedente sanzione della Corte di Giustizia Europea del 2014, resta sotto i riflettori dell’Europa per la gestione dei rifiuti urbani e le forti criticità strutturali nella gestione degli stessi.
Il progetto comunitario LIFE PROWhIBIT, attivo dal 2023, mira a potenziare le capacità di enforcement in Grecia, per monitorare i flussi transfrontalieri illeciti e armonizzare controlli e registri doganali per prevenire traffici di rifiuti come quelli destinati a paesi extra‑UE.

Negli anni 2010–2012, la Grecia è stata protagonista di traffici illeciti verso l’Italia, sia come origine che come tramite, secondo dossier europei, con merci mal dichiarate e reti criminali attive.
Negli ultimi anni le rotte si sono invertite. Ci sono stati casi di attività investigative che hanno riguardato flussi di rifiuti partiti dall’Italia per essere smaltiti in Grecia in modo illegittimo.

Rifiuti dall’Italia alla Grecia

Oggi, la Grecia è al centro dell’attenzione per la presenza sul suo territorio di cementifici dove vengono inviati elevati quantitativi di rifiuti italiani.
In passato, sono state segnalate spedizioni di fanghi di scarto da stabilimenti come ILVA di Taranto verso cementifici in Grecia, sollevando dubbi sullo smaltimento corretto (fonte Legambiente).

Alla fine del 2021, la Guardia Costiera del Nucleo Operativo di Polizia Ambientale della Direzione Marittima di Bari, a seguito di un’articolata attività di indagine sul ciclo dei rifiuti, ha posto sotto sequestro oltre 700 tonnellate di rifiuti speciali, in parte in transito nel porto di Bari ed in parte ubicati presso un’azienda sita in Tarsia (CS), a seguito dell’accertamento di reati in tema ambientale.

L’Italia è uno dei maggiori produttori europei di rifiuti industriali e speciali (oltre 165 milioni di tonnellate/anno tra tutte le categorie). Una quota minoritaria ma significativa di questi flussi finisce nel circuito illecito, gestito da reti criminali che cercano paesi con:

  • Normativa ambientale meno controllata
  • Impianti più economici o sottodimensionati
  • Porti con elevato traffico merci, utili per mimetizzare container irregolari

La Grecia rientra in questo asse logistico per tre motivi principali:

  1. Vicino all’Italia e facilmente raggiungibile via traghetti e cargo container (soprattutto da Bari, Brindisi, Ancona e Venezia).
  2. Presenza di impianti autorizzati ma con capacità limitata, che possono essere sfruttati come “copertura”.
  3. Porti come Patrasso e il Pireo molto trafficati, con controlli non sempre omogenei.

Tipologie di rifiuti più trafficate

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Dai sequestri e dalle indagini europee emergono principalmente:

Tipo di rifiutoPercentuale stimata dei traffici IT→GRNote
Rifiuti plastici40–45%Spesso dichiarati come “materiale da riciclo” ma in realtà non trattabili.
Rifiuti industriali non pericolosi20–25%Scarti tessili, gomma, legno trattato.
Rifiuti elettronici (RAEE)15–20%Molti dichiarati come “usato funzionante”, in violazione del regolamento WEEE.
Rifiuti pericolosi5–10%Fanghi industriali, solventi, vernici.
Metalli e residui ferrosi10–12%A volte come copertura per rifiuti misti.

Le principali rotte Italia → Grecia

https://santorinidave.com/wp-content/uploads/2020/09/ferry-from-italy-to-greece-map.png
https://maritime-executive.com/media/images/article/Photos/Ports/Adriatic-Gate-Container-Terminal.1dffe6.jpg

Le rotte più utilizzate sono:

1. Adriatico – La principale direttrice

  • Porti di partenza: Ancona, Bari, Brindisi, Venezia, Ravenna
  • Porti di arrivo: Patrasso, Igoumenitsa
  • Metodo preferito: container dichiarati come “plastica da riciclo”, “rottami”, “materiale secondario”.

2. Rotta via terra: Italia → Slovenia → Croazia → Grecia

Meno frequente, ma usata per camion carichi di pallet o big bag, soprattutto per rifiuti non pericolosi.

3. Rotta via Malta o Albania

Impiegata talvolta per deviare controlli, con triangolazione dei documenti.


Stime dei flussi

VoceValore stimato annuo
Rifiuti italiani movimentati illegalmente verso la Grecia30.000 – 45.000 tonnellate/anno
Quota dei container respinti o sequestrati in Grecia8–12% dei flussi sospetti
Valore economico del traffico18–25 milioni € / anno
Risparmio illecito di trattamento per le organizzazioni criminali100–180 €/tonnellata

Come funziona il meccanismo illecito

1. Falsa documentazione
I rifiuti vengono dichiarati come MPS (materie prime secondarie) o “materiali da riciclo”.

2. Uso di intermediari
Società “cartiere” in Italia preparano documenti e triangolano le spedizioni.

3. Sbarco in Grecia
I container arrivano in impianti che dichiarano trattamenti formali, ma spesso:

  • stoccano illegalmente,
  • bruciano i rifiuti,
  • li re-esportano illegalmente nei Balcani.

4. Dispersione o incendio
Il vero destino finale può essere discariche abusive, incendi dolosi o campi industriali abbandonati.


Operazioni e casi rilevanti (trend europei)

  • Operazione europea 2022–2024 (Europol + autorità italiane e greche)
    Individuati flussi di plastica non riciclabile da impianti italiani del Nord e del Centro verso porti dell’Adriatico e poi Grecia.
    Sequestrate 3.000 tonnellate in 18 mesi.
  • Operazione “Adriatico Pulito” (ricostruzione di attività multi-paese)
    Bloccati container destinati a impianti greci privi di capacità reale di trattamento.
    Documenti manipolati e analisi materiali falsificate.
  • Controlli doganali Pireo & Patrasso
    Ogni anno vengono identificati 150–300 container sospetti, di cui una parte rimpatriata in Italia.

Perché la Grecia sta diventando più attrattiva?

  1. Carenza strutturale negli impianti nazionali → spazio per materiali “di copertura”.
  2. Aumento import legale di plastica per riciclo → facilita il mascheramento.
  3. Infrastrutture portuali molto trafficate → più difficile controllare tutto.
  4. Pressione su Bulgaria e Turchia (che stanno chiudendo o limitando ingressi) → deviazione verso la Grecia.

Asse emergente

Il traffico illecito dall’Italia verso la Grecia rappresenta un asse emergente del corridoio balcanico dei rifiuti, sostenuto da:

  • differenze normative,
  • criminalità transnazionale,
  • sfruttamento dei porti dell’Adriatico.

Monitoraggi più stringenti, analisi reali dei materiali e cooperazione Italia–Grecia sono cruciali per limitarne l’espansione.

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