VIETNAM
Il Vietnam genera circa 3,7 milioni di tonnellate/anno di rifiuti plastici, di cui meno di un terzo viene correttamente raccolto e avviato a riciclo. Solo circa il 30% dei rifiuti plastici è effettivamente selezionato e riciclato; il resto finisce in discariche, nell’ambiente o in trattamenti informali. Nonostante la propria produzione interna, il Paese è stato per anni importatore netto di “plastic scrap” e altri rifiuti da Europa, Nord America e Giappone, perché l’industria del riciclo locale cercava materiale di qualità più alta di quello domestico.
1. Vietnam “hub” dei rifiuti
Dopo il ban cinese all’import di rifiuti (2018), una parte consistente dei flussi di rifiuti (soprattutto plastica ed e-waste) è stata dirottata verso Sud-Est asiatico, tra cui Vietnam, Malesia, Thailandia, Indonesia.
2. Dimensioni del fenomeno (lecite e illecite)
Le statistiche ufficiali monitorano solo i flussi “dichiarati”. Interpol ed UE sottolineano che una quota non trascurabile del commercio di rifiuti avviene sotto altre voci doganali o con documentazione falsificata, rendendo i dati ufficiali sottostime.

2.1 Import di rifiuti in Vietnam (ordini di grandezza)
- Secondo analisi OCSE e studi sul commercio di plastic scrap, il Vietnam è tra i principali importatori mondiali di rifiuti e rottami di plastica.
- Dopo il 2018, il volume di import di plastic scrap in Vietnam ha avuto un picco e poi un ridimensionamento a seguito di restrizioni e moratorie sulle nuove licenze di import.
Numeri indicativi (plastic scrap + altri rifiuti sottocodici correlati; valori arrotondati, combinando fonti doganali riassunte da studi OCSE e rapporti sul commercio di rifiuti):
| Anno | Import dichiarate di rifiuti plastici e affini in Vietnam (stima) | Note |
|---|---|---|
| 2016 | ~0,5–0,7 Mt | Prima del ban cinese; flussi “normali” |
| 2018 | ~1,3–1,5 Mt | Picco dopo lo stop cinese; forte incremento dei container verso porti vietnamiti |
| 2020 | ~0,7–0,9 Mt | Prime restrizioni su licenze, controlli doganali più rigidi |
| 2022 | ~0,6–0,8 Mt | Stabilizzazione con mix di flussi legali/illegali (sotto-dichiarazioni, codici HS diversi) |
(Mt = milioni di tonnellate)
Interpol evidenzia che:
- sono aumentati spedizioni illegali, documenti falsi, mis-labelling dei rifiuti come “materiale da riciclare” o “materiale secondario”,
- e che una parte dei rifiuti viene reindirizzata verso Paesi con normative più deboli, tra cui Vietnam.
2.2 Tipologie di traffici illeciti in Vietnam
Dai rapporti Interpol/UE e da inchieste giornalistiche emergono schemi ricorrenti:
- Frode documentale
- Rifiuti dichiarati come “materie prime secondarie” di qualità elevata, ma in realtà rifiuti misti, contaminati o non riciclabili.
- Utilizzo deliberato di codici doganali diversi (es. componenti plastici generici al posto di “plastic waste”).
- Over-quota e nave “girovaga”
- Superamento delle quote di rifiuti che gli impianti vietnamiti sono autorizzati a trattare.
- Container respinti da un Paese del Sud-Est asiatico che vengono reindirizzati verso un altro porto della regione (Vietnam incluso).
- Smaltimento illegale domestico
- Una volta entrati nel Paese, parte dei rifiuti non finisce in impianti autorizzati, ma in:
- piccole aziende informali senza sistemi di controllo emissioni;
- discariche abusive;
- combustioni non controllate (open burning).
- Una volta entrati nel Paese, parte dei rifiuti non finisce in impianti autorizzati, ma in:
- E-waste e rifiuti misti
- Elettronica usata o “per il riutilizzo” che in realtà è rifiuto elettronico;
- miscelazione di rifiuti pericolosi con flussi di rifiuti non pericolosi per aggirare i controlli.

3. Collegamenti con UE e Italia
3.1 L’UE come esportatore di rifiuti
- L’UE esporta ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti (plastica, metalli, carta, rifiuti misti) verso Paesi extra-UE.
- Anche se la maggior parte dei flussi ufficiali di plastic waste da Paesi OCSE va verso altri Paesi OCSE, vi sono casi in cui i rifiuti raggiungono Paesi come il Vietnam sotto codici diversi o tramite spedizioni miste.
La Commissione e il Parlamento europeo stanno infatti irrigidendo le regole sulle spedizioni di rifiuti verso Paesi non-OCSE, proprio per ridurre il rischio di traffici illeciti e dumping ambientale.
3.2 Il ruolo dell’Italia nel traffico internazionale di rifiuti
Sul piano generale:
- L’Italia è indicata da vari rapporti (Legambiente, Polieco, articoli di inchiesta) come uno dei Paesi europei maggiormente coinvolti nel traffico transnazionale di rifiuti, spesso legato a reti di “ecomafie”.I
- Inchieste recenti (es. traffico di rifiuti speciali verso altri Paesi o abbandono in Italia) mostrano una capacità organizzativa consolidata nel manipolare documenti, simulare riciclo, deviare rifiuti verso impianti fittizi o Paesi con minori controlli.
Specificamente sul Vietnam:
- Non risultano (ad oggi, per quanto emerge dalle fonti aperte) grandi casi mediatici celebri esclusivamente Italia-Vietnam simili al caso “rifiuti italiani” in Tunisia.
- Tuttavia, i report Interpol e analisi europee sul traffico di plastic waste segnalano flussi dall’UE verso il Sud-Est asiatico che:
- possono includere spedizioni di rifiuti originati in Italia,
- spesso viaggiano tramite intermediari (trader internazionali, hub portuali in Nord Europa, porti mediterranei) prima di arrivare in Paesi come Vietnam, Malesia, Indonesia.
In pratica, il collegamento Italia → Vietnam è spesso indiretto e “diluito”:
- Rifiuti italiani (es. plastica, imballaggi, scarti misti) vengono venduti come “materiali da riciclare” a operatori UE.
- Questi operatori li consolidano con flussi di altri Paesi UE.
- Il carico viene spedito verso hub europei o mediorientali e poi ridiretto verso porti del Sud-Est asiatico, tra cui il Vietnam, dove:
- una parte finisce in impianti di riciclo legali,
- un’altra parte alimenta circuiti illeciti o semi-informali.
4. Tabella di sintesi: Vietnam e traffici illeciti di rifiuti
Tabella qualitativa che incrocia dimensioni chiave del fenomeno:
| Dimensione | Situazione Vietnam | Elementi di illegalità | Collegamento potenziale con Italia/UE |
|---|---|---|---|
| Produzione interna di rifiuti | ~3,7 Mt/anno di plastica; bassa raccolta differenziata, solo 30% riciclato | Spazio per mercato parallelo di gestione informale | Mercato interno debole → import da estero per alimentare industria del riciclo |
| Import di rifiuti | Picco dopo 2018, poi calo ma flussi stabili (0,6–0,8 Mt di plastic scrap/anno stimate) | Documenti falsi, codici HS “creativi”, container respinti da altri Paesi | Parte dei rifiuti proviene da UE e Italia, direttamente o via intermediari |
| Infrastrutture | Porti container molto attivi (Hai Phong, Ho Chi Minh, Cai Mep) | Difficoltà di controllo di tutti i container in ingresso | Flussi marittimi globali collegano facilmente Mediterraneo/Nord Europa con porti vietnamiti |
| Normativa | Restrizioni a nuove licenze di import, politiche su plastic waste e EPR in evoluzione | Gap tra legge e enforcement, controlli doganali e ambientali ancora insufficienti | Regole UE più rigide sulle esportazioni potrebbero deviare o ridurre flussi dall’Italia |
| Impatti ambientali/sociali | Inquinamento da plastica, discariche abusive, open burning, esposizione di comunità vulnerabili | Coinvolgimento di piccole aziende informali e reti criminali | “Esternalizzazione” degli impatti dei rifiuti europei su popolazioni vietnamite |
5. Limiti dei dati e lettura critica
Inchieste frammentarie: molte indagini giudiziarie italiane documentano traffici verso Est Europa, Nord Africa e Medio Oriente; i flussi verso il Sud-Est asiatico sono meno visibili mediaticamente ma emergono in report tecnici su scala UE/OCSE.Il Vietnam e la Thailandia sono diventate due delle principali destinazioni dei rifiuti plastici internazionali dopo il divieto di importazione della Cina nel 2018.
Dati ufficiali incompleti: Interpol e analisi accademiche sottolineano che il commercio di rifiuti è parzialmente invisibile, perché una quota viene registrata con codici diversi (es. “plastiche lavorate”, “componenti”) o non viene registrata affatto.Interpol+1
Trasparenza ridotta sulle filiere: è difficile tracciare il percorso specifico dei rifiuti italiani fino al singolo impianto o discarica in Vietnam.
Entrambi i Paesi hanno visto un aumento significativo delle importazioni di rifiuti plastici, in particolare dalla UE e dagli Stati Uniti, con grandi quantità di plastica mista, polietilene e polipropilene.
L’importazione di rifiuti ha sollevato preoccupazioni per l’ambiente e la salute pubblica, visto che molti impianti di riciclo in Vietnam e Thailandia non sono adeguati per gestire i rifiuti in modo sostenibile. Numerosi sono stati i casi di flussi illeciti in entrambi i Paesi, con rifiuti che vengono abbandonati o bruciati in modo incontrollato.Vietnam:
Nel 2018, le importazioni di rifiuti plastici in Vietnam sono aumentate del 153% rispetto al 2016; nel 2022, il Vietnam ha importato rifiuti plastici per un valore di 182 milioni di dollari.
Tra il 2018 e il 2021, la Thailandia ha importato più di 1,1 milioni di tonnellate di scarti di plastica. Dal 1° gennaio 2025, la Thailandia ha vietato l’importazione di rifiuti plastici per porre un freno all’inquinamento.
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