BULGARIA
In Bulgaria il traffico illecito di rifiuti rappresenta un settore stabile dell’economia criminale legata anche all’Italia. Ti riassumo il quadro con numeri e casi concreti.
1. Perché la Bulgaria è così esposta
- Costi bassi di smaltimento e molta discarica
La Bulgaria è tra i Paesi UE con maggiore ricorso alla discarica e con forti ritardi su riciclo e recupero. La Commissione europea ha messo il Paese sotto “early warning” perché rischia di non centrare gli obiettivi 2025 su riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi. - Dati ufficiali poco affidabili
Una recente inchiesta di Zero Waste Europe e dell’ONG bulgara Za Zemiata mostra forti discrepanze nei dati sul riciclo degli imballaggi in plastica:- la Bulgaria dichiara a Eurostat un tasso di riciclo degli imballaggi in plastica del 50,6% nel 2019, sopra la media UE;
- però oltre metà dei comuni (132) nel 2019 riportano meno del 10% di riciclo, e 43 praticamente zero;
- nel 2022 l’Istituto di Statistica bulgaro conta 148.367 tonnellate di imballaggi in plastica, mentre i consorzi dei produttori ne dichiarano solo 105.359 (–30%, circa 43.000 tonnellate “sparite” dai dati); nel 2020 si stima un sotto-reporting fino al 78%.
Queste falle di controllo e di trasparenza creano l’ambiente perfetto per “nascondere” rifiuti provenienti anche dall’estero.
2. I flussi Italia–Bulgaria: quadro generale
- Scala del fenomeno (legale + illegale)
Solo nel 2019 la Bulgaria ha importato dall’Italia 40.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi; non tutto è illecito, ma il dato dà la misura del flusso. - Inchieste giornalistiche e giudiziarie parlano di “migliaia di tonnellate di rifiuti che ogni anno viaggiano illegalmente verso l’Est Europa”, con la Bulgaria indicata come “pattumiera preferita dei trafficanti italiani di rifiuti” e teatro di decine di discariche abusive scoperte dalla magistratura bulgara.
Il meccanismo tipico:
- in Italia rifiuti speciali (spesso industriali o plastici) vengono classificati sulla carta come non pericolosi o destinati a riciclo;
- broker, società di comodo e imprenditori sia italiani sia bulgari organizzano il trasporto (camion, treni, navi via Grecia o direttamente sul Mar Nero);
- in Bulgaria una parte viene effettivamente trattata, ma una quota finisce bruciata in impianti non idonei o dispersa in discariche abusive.
3. Casi concreti Italia–Bulgaria (con numeri)
a) I casi “simbolo” degli anni 2019–2021
- Treni da Milano verso la Bulgaria (’Ndrangheta)
- Dicembre 2019: a Milano vengono fermati 17 vagoni merci con 815 tonnellate di rifiuti illegali destinati alla Bulgaria.
- L’episodio si inserisce in una maxi–indagine sulla ’Ndrangheta con oltre 300 arresti, tra cui un cittadino bulgaro.
- Eco–balle da Salerno a Varna (ritorno al mittente)
- Nel 2020 le autorità bulgare respingono 3.700 tonnellate di rifiuti in 147 container, parte di un lotto di circa 600 container di eco–balle napoletane sbarcate a Varna e poi rispedite a Salerno perché il contenuto non corrispondeva a quanto dichiarato.
- Oligarchi bulgari e rifiuti italiani (caso Bobokov)
- I fratelli Bobokov, tra i più ricchi imprenditori bulgari (gruppo Monbat, accumulatori e piombo), vengono incriminati per smaltimento illegale di almeno 7.000 tonnellate di rifiuti, anche tossici, distribuiti in vari siti del Paese.
- L’indagine tocca pure il viceministro dell’Ambiente bulgaro e un consigliere legale del Presidente della Repubblica.
- Il gruppo Bobokov aveva acquisito anche un’azienda italiana (Piombifera Italiana), e la magistratura sospetta legami tra i flussi di rifiuti italiani e le discariche illegali in Bulgaria.
- Inchiesta L’Espresso / EIC
- L’Espresso ed il consorzio EIC documentano una rete di mafie italiane, imprenditori e oligarchi bulgari, con società bulgare controllate da famiglie di trafficanti italiani che spedivano rifiuti dall’Italia verso la Bulgaria.
- In un’indagine parallela in Italia, i Carabinieri di Milano smantellano una banda capace di accumulare oltre 24.000 tonnellate di rifiuti in discariche abusive nel Nord Italia; un testimone riferisce che una delle società coinvolte (Tecnobeton) “manda i rifiuti in Bulgaria”.
- Crisi politica a Sofia
- Nel 2020 si dimettono ministro e viceministro dell’Ambiente bulgaro, accusati di aver coperto o favorito traffici illeciti di rifiuti (in buona parte dall’estero, Italia inclusa).
b) Un caso recente: Brindisi 2024
- Il 15 maggio 2024, al porto di Brindisi (area Costa Morena), i Carabinieri del NOE di Lecce controllano 3 autoarticolati immatricolati in Bulgaria, condotti da autisti bulgari, in partenza verso la Bulgaria via Grecia.
- I documenti parlano di “plastica e gomma” per il riciclo, ma l’ispezione rivela una miscela di poliuretano, polistirolo, PVC e altri polimeri, mescolati a legno, indumenti, inerti da demolizione ecc.
- Risultato: sequestro dei 3 mezzi e di circa 70 tonnellate di rifiuti, e denuncia alla Procura di Brindisi per traffico illecito transfrontaliero di rifiuti nei confronti dei tre cittadini bulgari.
Questo episodio mostra che la rotta Italia–Bulgaria è tuttora attiva, con camion bulgari che portano in patria carichi irregolari provenienti dall’Italia.
4. Come funziona il business (Italia–Bulgaria)
Dalle inchieste giudiziarie e giornalistiche emergono alcuni schemi ricorrenti:
- Frode documentale
- Si cambia il codice CER (classificazione del rifiuto) per farlo risultare “non pericoloso” o “selezionato per riciclo”, mentre in realtà è un mix sporco e difficile da trattare.
- Diverse inchieste giornalistiche spiegano che, in pratica, “basta cambiare i codici che identificano i carichi in viaggio” per eludere i pochi controlli doganali intra-UE.
- Società di comodo e rete mista Italia–Bulgaria
- In Bulgaria compaiono aziende con capitali e amministratori riconducibili a imprenditori italiani già noti per traffico rifiuti (es. Acar Eco a Plovdiv, legata alla famiglia Accarino).
- Legami con la criminalità organizzata
- Coinvolgimento di soggetti legati alla ’Ndrangheta e ad altri clan, che usano il traffico di rifiuti come fonte di reddito a rischio relativamente basso rispetto a droga o armi.
- Complicità politiche e corruzione locale
- Il caso Bobokov e le dimissioni ai vertici del ministero bulgaro mostrano che permessi, controlli, destinazione finale dei rifiuti possono essere “aggiustati” grazie a relazioni politiche.
- Differenziale di costo
- Smaltire (legalmente) un rifiuto complesso in Italia è molto più caro che collocarlo in un Paese dove il costo della discarica è basso e i controlli sono deboli, quindi si può affermare senza errore di “enormi guadagni potenziali” grazie alla scarsità di efficaci controlli in Bulgaria.
5. Reazione dell’UE e prospettive
- Dal 20 maggio 2024 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti (Waste Shipment Regulation), che rafforza tracciabilità, digitalizzazione dei documenti e controlli sulle spedizioni sia fuori UE sia intra-UE.
- Alla OLAF (Ufficio antifrode UE) viene attribuito un ruolo più forte nelle ispezioni su casi complessi di spedizioni illegali, con poteri di accesso ai mezzi di trasporto, controllo fisico dei rifiuti e prelievo di campioni.
Queste misure, se applicate bene, dovrebbero rendere più difficile usare Paesi come la Bulgaria come “valvola di sfogo” per i rifiuti italiani. Ma i casi come Brindisi 2024 mostrano che, nonostante il nuovo quadro normativo, la pressione economica a spostare rifiuti verso Est rimane molto forte.
In sintesi
- La Bulgaria è strutturalmente vulnerabile: molta discarica, dati poco trasparenti, controlli deboli, casi di corruzione.
- L’Italia è uno dei principali Paesi di origine dei rifiuti che arrivano (legalmente e illegalmente) in Bulgaria.
- Parliamo di decine di migliaia di tonnellate/anno di flussi totali dall’Italia, di cui una parte non trascurabile entra nei canali illeciti; singole inchieste hanno documentato carichi da centinaia o migliaia di tonnellate alla volta.
- Il sistema si regge su falsi documenti, società di comodo, collusioni politiche e legami con le mafie italiane, con impatti pesanti su ambiente e salute in Bulgaria.
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